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Piemonte pronto a testare la riforma – Sole24Ore – (F. Greco)

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febbraio 13, 2012 By : cporchietto Category : Rassegna stampa Tags:, , , , , , , ,
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Lavoro, contro la crisi ora le politiche attive – Sole24Ore – (C. Porchietto)

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gennaio 18, 2012 By : cporchietto Category : Rassegna stampa Tags:, , , , , , , ,
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“Nel 2050 il crollo della popolazione lavorativa” – Sole24Ore

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ottobre 5, 2011 By : cporchietto Category : Edicola Tags:,
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Le fabbriche tornano a casa: addio Romania – Il Sole24Ore – (S. Di Meo)

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agosto 1, 2011 By : cporchietto Category : Edicola Tags:, ,
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“Io Lavoro” rilancia il turismo – il Sole24Ore – (C. Genisio)

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marzo 9, 2011 By : cporchietto Category : Rassegna stampa Tags:, , , ,
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Deducibilità Irap “personalizzata” – Sole24Ore – (M. Mo.)

Una deducibilità Irap dalle imposte sui redditi a misura di contribuente. Non più un 1o% uguale per tutti ma diversificato tenendo conto «della diversa incidenza che i fattori produttivi capitale e lavoro hanno sulla determinazione della base imponibile Irap dei diversi soggetti a seconda del tipo di attività, del settore produttivo e della dislocazione territoriale». È uno dei tre principi cardine su cui poggia la delega che il governo si appresta a chiedere per riscrivere l’attuale meccanismo di deducibilità dell’Irap dall’Ires o dall’Irpef. La delega (articolo 6) salirà, infatti, sul ddl di adeguamento alle norme comunitarie Iva che approderà in prima lettura al Cdm di domani (si veda il servizio in pagina). L’obiettivo dell’Economia è quello di scongiurare una possibile bocciatura della Corte costituzionale. I tempi stringono, visto che l’udienza è fissata perii prossimo 22 febbraio (si veda Il Sole 240re del 5 febbraio) e come si legge nella stessa relazione che accompagna il ddl, la delega «fornirà, peraltro, nuovi elementidivalutazione in merito ai provvedimenti con i quali è stata rimessa alla Corte costituzionale la valutazione di legittimità dei vigenti. limiti di deducibilità dell’Irap dalle imposte sui redditi».

Quellaprocedura, introdotta nell’autunno del 2008 con il decreto anti-crisi (d1185), potrebbe nei fatti non rispondere in toto al dettato della Corte costituzionale, determinando comunque un impatto del tributo regionale sul reddito tassato ai fini Ines o Irpef che potrebbe non essere poi del tutto rappresentativo della reale capacità reddituale del contribuente. Nessuna paura, comunque, per nuove complicazioni Per gli imprenditori e professionisti che pagano 1′Irap, la deducibilità del tributo regionale, sempre secondo quanto prevede la delega, resterà semplificata e in misura forfetaria. Difficile, però, allo stesso tempo sperare in qualche sconto maggiore dal fisco: il meccanismo che uscirà dall’attuazione del decreto delegato dovrà essere vincolato alla sostanziale invarianza dei saldi economici e finanziari netti Pertanto nel diversificare la misura della deduzione in base ai nuovi criteri il governo farà bene attenzione a ADDIO AL 10% FISSO.

Per scongiurare una bocciatura della Consulta si punta a differenziare l’incidenza dell’imposta ai fini Ires o Irpef non generare in alcun modo effetti negativi per la finanza pubblica. Per semplificare la vita ai contribuenti la scelta, dunque, ricadrà sempre su un forfait (oggi è no”) da calcolare in relazione alle componenti della base imponibile formata dal costo delpersonale e dagli interessi passivi. Il tutto «nel presupposto che lo stesso venga a costituire un costo necessario per l’esercizio dell’attività di impresa». Nel riscrivere le regole sulla deducibilità, inoltre, verranno previste disposizioni di coordinamento con il testo unico delle imposte sui redditi che disciplinano il regime di deducibilità degli interessi passivi ai fini In questo senso sarà possibile evitare che con le norme che regolano l’indeducibilità dell’Irap si possano verificare «fenomeni di doppia indeducibilità».

febbraio 8, 2011 By : cporchietto Category : Edicola Proposte Tags:,
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Per sedici gare dell’Anas stop prima ancora del via – Sole24Ore

Contenziosi scoppiati prima ancora di aver aperto i cantieri, ricorsi delle imprese ai Tar, mancanza di finanziamenti, delibere Cipe mai pubblicate, stanziamenti revocati dal governo. C’è di tutto dietro le 16 gare sopra i 5 milioni di euro pubblicate dall’Anas tra il gennaio 2008 e il dicembre 2009 e ancora non aggiudicate a distanza di almeno 13 mesi, ma ci sono anche casi che risalgono a quasi tre anni fa.
Nel complesso si tratta di un ammontare di 2,6 miliardi di euro di interventi fermi, congelati, che compaiono nelle statistiche ufficiali sul mercato dei lavori pubblici (i bandi pubblicati nel 2008 e nel 2009), ma che di fatto non sono mai stati aggiudicati e dunque non si sono mai trasformati in cantieri.
Nel 2009, in particolare, su 27 avvisi pubblicati dall’Anas sopra i 5 milioni di euro, ben 14 (la metà) non sono state ancora aggiudicate, per un valore di 1.647 su 2.693 milioni di euro (il 61%). Sospesa risulta, ad esempio, la gara per il terzo tronco della statale 268 del Vesuvio, «per problemi di finanziamento – spiega l’Anas – da parte della regione Campania». Il bando risale al luglio 2008. «Problemi finanziari», oltre che sul progetto, hanno causato anche la sospensione della gara per la variante dell’Aquila, tra Bazzano e San Gregorio (23,6 milioni di euro), bandita nel dicembre 2009.
Impantanate anche due maxi-opere della legge obiettivo. Il bando del Megalotto 3 della Jonica è stato pubblicato nel dicembre 2008, ma l’utilizzo da parte del governo Berlusconi dei fondi ex Fintecna per finanziare il taglio dell’Ici ha fatto venir meno 265 milioni destinati a quest’opera. Tutto si è bloccato, poi l’esecutivo ha promesso di coprire il buco con fondi Fas statali, ma la cosa non è avvenuta e la gara non è ancora aggiudicata (mancano in tutto 536 milioni su 1.234). L’altra è l’autostrada Ragusa-Catania (815 milioni) in project financing, iter partito nel 2007 e bando “fase 2″ nel marzo 2010. La gara è ferma perché i fondi Fas Sicilia sono congelati e la Corte dei conti non ha registrato una delibera Cipe.
Contenziosi in sede di gara sono poi la causa di rallentamenti, se non di sospensioni formali, di molte altre gare. Quella per la costruzione e gestione della Ferrara-Mare, da 633 milioni di euro, è stata avviata nell’ottobre 2009 e ha ricevuto tre offerte al 23 marzo 2010 per sfidare il promotore Coopsette-Pizzarotti (e altri). La gara non è formalmente bloccata, ma pendono vari ricorsi e i tempi si allungano.

Tempi lunghi anche per un altro project financing, il collegamento A1-aeroporto di Grazzanise-Domitiana (315 milioni): bando del maggio 2009, promotore (fase unica) individuato il 30 aprile 2010, poi tutto si è fermato per ricorsi pendenti. Rallentata da ricorsi è anche la gara, avviata nel febbraio 2010 – scaduta il 16 marzo – per la riqualificazione del viadotto Morello sulla A19 Palermo-Catania (30,2 milioni). Problemi di interferenze (con reti idriche, gas, elettriche) sembrano invece allungare i tempi della variante di Vittorio Veneto sulla statale Alemagna (tratto La sega-Ospedale, primo stralcio, 52,2 milioni), gara avviata nell’agosto 2009.
I ritardi sulle altre opere sembrano causati da “ordinaria amministrazione”. Alla nostra richiesta di chiarimenti, l’Anas ha infatti spiegato che sono in corso la valutazione delle offerte tecniche e/o dell’anomalia delle offerte.

febbraio 7, 2011 By : cporchietto Category : Edicola Tags:, ,
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Cassa in deroga usata solo al 40% – Sole24Ore – (F. Greco)

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gennaio 12, 2011 By : cporchietto Category : Rassegna stampa Tags:, , , ,
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Ecco il confronto tra la vecchia e la nuova università – Sole24Ore

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dicembre 24, 2010 By : cporchietto Category : Edicola Proposte Tags:, ,
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Il microcredito funziona, purché sia trasparente – Sole24Ore – (di Raghuram Raian)

Il nuovo slogan negli affari sembra essere “andare bene facendo del bene”. In altre parole, intraprendere attività socialmente responsabili aiuta ad incentivare i profitti. La Pepsi, ad esempio, fa lievitare il proprio giro di affari puntando su alimenti più nutritivi e salutari. Eppure, in gran parte del mondo, guadagnare implica ancora la necessità di tramare qualcosa di losco, soprattutto se si ha a che fare con i poveri. Un recente esempio è l’imbroglio avvenuto a Andhra Pradesh in India, dove l’amministrazione si è messa in moto per frenare il microcredito.

Il microcredito è diventato uno strumento prediletto per i sostenitori dello sviluppo. Dopo tutto, chi potrebbe essere contrario a un’attività che produce storie di arricchimento come le signore del cellulare del Bangladesh, che si sono riscattate dalla povertà grazie ai prestiti contratti per acquistare telefoni e vendere minuti ad altre persone del villaggio? I vantaggi del microcredito rischiano di essere eccessivamente pubblicizzati – non sono tante le micro-imprese di successo che possono essere avviate con il solo ausilio di un prestito, perché spesso servono anche competenze e capacità imprenditoriali. Ciononostante, i vantaggi sono reali: se da un lato il microcredito non avvicina un numero sostanzioso di poveri ai ricchi, dall’altro però aiuta i bisognosi a risparmiare, bilanciare i consumi, fronteggiare le emergenze ed espandere le attività esistenti.

Questi non sono vantaggi da poco. Uno dei problemi spesso riscontrati dai poveri quando accumulano risparmi è l’impossibilità di accedere facilmente a conti correnti dove poter depositare il proprio denaro. I soldi vengono tenuti in una scatola in casa, e vengono spesi con facilità qualora si trovi in difficoltà un vicino o chieda aiuto un cugino buono a nulla. Contraendo un prestito da un micro-creditore per acquistare il bene necessario, e poi effettuando regolari pagamenti settimanali con le proprie entrate, la casalinga si indebita per risparmiare – e così non avrà più denaro di riserva da far spendere ad altri.

Il bene acquistato non deve essere per forza un bene materiale. In India, un’ampia fetta di tasse universitarie viene pagata all’inizio dell’anno. Le famiglie i cui componenti hanno lavori stabili contraggono prestiti dai micro-creditori per pagare le tasse, e poi passano il resto dell’anno a ripagare tale prestito. In questo modo, non devono tagliare le spese in modo drastico nei mesi precedenti al pagamento delle tasse, ma possono bilanciare le spese nel corso dell’anno. È uno strumento utile quando si tratta di persone che vivono ai margini – per cui tagliare le spese significa fare a meno di cibo o farmaci.

Altrettanto importanti sono i prestiti di emergenza. Quando i figli si ammalano, i genitori non hanno il tempo di richiedere un prestito presso una banca pubblica (forse per i poveri l’unica alternativa di prestito diversa dagli usurai). Solitamente, la banca ha bisogno di mesi per gestire la pratica, e potrebbe richiedere una tangente anche nel caso improbabile in cui sia disposta ad assumersi il rischio del credito. Il micro-creditore, certo di essere ripagato, è incline a estendere il prestito di emergenza in modo rapido e senza troppa burocrazia.

Infine, se da un lato sono scettico sul fatto che il microcredito da solo possa promuovere un alto livello di imprenditorialità, dall’altro tale strumento può certamente essere d’aiuto per consentire a un allevatore di acquistare più bestiame o un trattore, o permettere a un negoziante del villaggio di ampliare le proprie scorte di merci. Di conseguenza, consente anche di incrementare le entrate.

Tuttavia, malgrado tali vantaggi, i politici non sono generalmente propensi ad accettare che i soldi possano essere guadagnati in modo onesto da coloro che sono in fondo alla piramide dei redditi. Se i micro-creditori stanno guadagnando sulle spalle dei poveri, deve esserci sicuramente qualcosa sotto. I sospetti trovano ulteriore conferma nel generale paternalismo dei politici – i poveri non sanno cosa sia bene per loro e possono essere facilmente ingannati.

Naturalmente, il fatto che i micro-creditori addebitino alle persone davvero bisognose tassi di interesse elevati esaspera la percezione secondo cui starebbero truffando le parti più vulnerabili della società. Ma i micro-creditori potrebbero non avere altra scelta: considerata l’esigua entità dei prestiti, i costi per la gestione e per la raccolta dei pagamenti sono piuttosto ampi, facendo schizzare verso l’alto il tasso di interesse di equilibrio.

Lo scorso agosto, la situazione è giunta a un punto critico, quando in India un’offerta pubblica iniziale (Ipo) per la quotazione in borsa di Sks, un istituto di microcredito avviato da Vikram Akula, laureato alla Booth School of Business dell’Università di Chicago, ha raccolto circa 350 milioni di dollari. L’Ipo ha stimato per l’azienda un valore pari a 1,6 miliardi di dollari. Una valutazione così elevata può essere giustificata se Sks fornisse un servizio migliore della concorrenza, ma sono possibili interpretazioni più oscure. Se Sks sta andando così bene, il pensiero prevalente è che forse c’è sotto qualcosa.

Così sono entrate in azione le autorità. L’amministrazione di Andhra Pradesh ha accusato il settore di far pagare tassi di interesse da usuraio, incitando le persone bisognose, ingenue, a indebitarsi all’eccesso, e spingendo alcuni debitori morosi a suicidarsi. Ad ottobre ha quindi imposto gravi freni al settore.

La convinzione diffusa tra i micro-creditori è che i freni siano stati imposti non tanto perché il settore era basato sullo sfruttamento, bensì perché offriva un’alternativa al sostegno politico. I politici hanno guadagnato influenza e sostegno popolare dirigendo banche pubbliche per concedere prestiti a clienti privilegiati. Mettendo a rischio tale fonte di potere, il settore del microcredito ha creato un autorevole antagonista, che ha trovato il momento giusto per sferrare un attacco.

La verità probabilmente sta nel mezzo: il settore del microcredito ha commesso alcuni errori, che i politici hanno ingigantito nel tentativo di distruggere un settore che li indebolisce rendendo i poveri più indipendenti. Si può trarre una lezione da tutto ciò. I soldi si possono fare in fondo alla piramide dei redditi, e le aziende possono fare del bene guadagnando e dando ai poveri quelle possibilità che non hanno mai avuto.
Ma lo scetticismo che quei soldi possano essere guadagnati sulle spalle dei poveri non riguarda solo i politici. È necessario che i settori, che hanno a che fare con i poveri, siano trasparenti sulle proprie modalità di guadagno – e sostengano in modo plausibile e pubblico la causa a favore delle proprie attività. Come la moglie di Cesare, il microcredito deve essere sopra ogni sospetto.

dicembre 10, 2010 By : cporchietto Category : Edicola Tags:, , ,
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