Erano duecento le persone che hanno affollato, venerdì scorso, la sala Convegni dell’Hotel Ambasciatori di Torino per la presentazione del libro del senatore Maurizio Sacconi: “Ai liberi e forti”.
Un successo di pubblico ma ancora di più di contenuti, in quanto nelle parole dell’ex Ministro del Lavoro, come hanno avuto modo di sottolineare i leader regionali del Popolo della Libertà, Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia, si percepisce come il Pdl sia vivo e i suoi più eccellenti protagonisti stiano lavorando su una piattaforma di contenuti condivisa per il suo rilancio.
“Ai Liberi e Forti” consiste in un vero e proprio manifesto politico nel quale il senatore Sacconi, rievocando il celebre e sempre attuale appello “ai liberi e forti” a “cooperare ai fini superiori della Patria senza pregiudizi né preconcetti” pronunciato da don Luigi Sturzo (scritto che segna la nascita del Partito Popolare italiano) si pone come obiettivo di invitare la società civile laica e credente a riunirsi nuovamente in un partito dalla matrice popolare, nel caso di Sacconi europeista.
Il libello si incentra su tre principali direttrici: questione etico/valoriale, necessità di una visione della politica anche di lungo periodo e indispensabilità di una revisione della forma politica dello Stato.
Nel libro si comprende fortemente la scommessa che Sacconi compie sul futuro dell’Italia. Una scommessa legata all’amore per il nostro Paese: alla sua concretezza, alle sua capacità di creare eccellenza e soprattutto ad un sub strato morale connaturato nei valori della tradizione italiano. Qualità che il senatore però non rintraccia nel mondo politico ma nella società civile, in tutte le sue articolazioni.
Nella presentazione di Sacconi, nella prima parte del libro, in una sorta di tributo ai 150anni di Unità d’Italia, riesce a tratteggiare in modo unico e completo la storia nazionale, partendo dalle sue radici lontane (cristiane e romane) per arrivare velocemente ad una serie di pillole sulla storia moderna della nostra nazione. Una storia che, per una volta, viene raccontata non dall’intelligentia di sinistra, con tutte le imposizioni ideologiche che ne conseguono, ma che invece trova voce in un’esponente del centrodestra. Sacconi la riassume in quattro momenti fondamentali:
1) Il Fascismo e la Resistenza: focalizzando l’attenzione in particolare sulla Costituzione e sui suoi pregi e limiti. Pregi che si legano all’attualità dei temi in essa trattati e nella capacità di sintesi dei sentimenti profondi del popolo italiano rappresentati dalle istanze di Dc, Psi, Pc.
2) La Ricostruzione: vista come nuovo momento dei Liberi e Forti: nella quale la capacità di sintonia riemerge con forza e conduce l’Italia al benessere.
3) Gli anni ’70 ’80 e ‘90: Un racconto che passa dal tentativo fallito di Giolitti di conciliare politica e società, il progetto gramsciano di occupazione delle case editrici, delle accademie e della magistratura, l’atrofia delle relazioni industriali fino alla parentesi del Craxismo, una parentesi che si chiude con la fine della Prima Repubblica (molto forte l’idea espressa della “capacità del Pci di usare armi improprie pur di evitare il giudizio della storia”).
4) Il Berlusconismo: che Sacconi racchiude in 5 grandi intuizioni del Cavaliere. a) Iniziativa diplomatica: in particolare con accordi legati al mutamento dello scacchiere geopolitica (v. Russia). b) Affermazione della società sul partito. c) Necessità di una riforma istituzionale complessiva. d) Una disciplina di bilancio contro il partito della spesa. e) Dimension pubblica dei valori e dei temi etici.
Dopo tale excursus storico Sacconi affronta un’attenta analisi sui problemi atavici del Paese che lo rendono Paese ad un bivio (un europeismo non maturo, un debito pubblico smodato, un Mezzogiorno zavorra del Nord, una giustizia ingiusta che allontana gli investimenti, un forte potere dissolutore). Un’analisi però non pessimista visto che inserisce sempre quale contro altare le grandi positività italiane.
Infine chiude con il manifesto vero e proprio: “Dove vogliamo andare?”. Richiama in particolare l’universalismo legato inevitabilmente con la cultura cristiana; il carattere sociale e solidale che è insito nella famiglia italiana media; l’autocritica delle scienze laddove esistano temi etici; la presenza di una laicità adulta. Inoltre enuclea l’idea tutta berlusconiana di “Meno stato, migliore Stato”, il tentativo di creare un nuovo patto sociale che trovi il suo momento più alto nel federalismo fiscale (e quindi in una evoluzione della selezione della classe dirigente locale).
Molto interessante la parte legata all’educazione che Sacconi vede fortemente legata al recupero del lavoro manuale e ad una formazione che si svolga durante tutto il corso della vita avvicinando anche le persone più avanti negli anni alle nuove tecnologie.
L’auspicio finale evocato da Sacconi è oltre alla creazione di una nuova formazione politica che nasca dal basso (dalle organizzazioni sociali e dalle coalizioni di scopo), è stata un’Italia che riscopra il valore dell’unità nei valori forti della famiglia e del lavoro.

