Claudia Porchietto

Germania, terra promessa dei cervelli italiani in fuga

27.02.2013 Print

Sono giovani, laureati, buoni voti, qualcuno ha un lavoretto per poter pagare, se non l’affitto, almeno un paio di birre il sabato sera. Tutti parlano bene inglese, qualcuno pure tedesco e francese. Poi un vortice di colloqui, curricula inviati in attesa di una risposta. Che non arriva mai. E quando arriva, di rado si ottiene qualcosa in più di un contratto stagionale o un tirocinio mal pagato che si conclude con una calorosa stretta di mano. Nell’Italia paralizzata tra ingovernabilità e spread, i giovani continuano a fuggire. Si guardano intorno, pronti a cogliere al volo l’occasione. Meglio se all’estero. E la Germania, che ci impone l’austerity, li chiama.

Da Lecce a Torino più di cinquemila ragazzi si sono candidati per l’iniziativa «The job of my life», nata da un accordo tra il ministero del Lavoro italiano e quello tedesco e coordinata da Eures, la rete che agevola e coordina la mobilità internazionale dei lavoratori europei.

La Germania cerca ingegneri, cuochi e camerieri, elettricisti, saldatori, operatori turistici, medici e infermieri? L’Italia risponde. A migliaia hanno inviato un curriculum, solo 400 prenderanno parte al progetto che, oltre a un contratto di formazione, prevede un contributo di mille euro al mese garantito per un minimo di sei mesi. Quel che serve per pagare vitto e alloggio [...] (da La Stampa)