Claudia Porchietto

La competitività si vince con il risiko delle aliquote

10.12.2012 Print

Sembra essere la nuova moda fiscale del momento. Abbattere drasticamente la propria tassazione e offrire agevolazioni alle imprese per attrarre nuovi investitori. In gergo economico si definisce dumping tributario o, detto all'italiana, concorrenza fiscale. Pionieri furono l'Irlanda, con un prelievo secco del solo 12,5% sui redditi commerciali e il Lussemburgo, con prebende fiscali varie per alcune tipologie di reddito.

Ora il fenomeno però si sta allargando a macchia di leopardo in mezzo mondo, registrando l'adesione anche di grandi Stati come la Francia e la Gran Bretagna. Il Paese, con un'aliquota del 24%, potrebbe fare piazza pulita dei concorrenti. L'aliquota sui redditi fu abbassata nella primavera del 2011 di due punti, e proseguirà ora a colpi di un punto percentuale in meno all'anno. Il minore gettito è coperto innalzando progressivamente l'iva. Anche sul lato delle persone fisiche l'Inghilterra pare all'avanguardia: Londra prevede la detassazione dei redditi di fonte estera percepiti da persone redienti ma non domiciliate nella metropoli.

La Svizzera invece ha adottato la finanza creativa: se un'impresa straniera vuole insediarsi sul territorio elvetico può aprire un vero e proprio concordato con il fisco per decidere il proprio livello di tassazione: versione asta.

Ultima frontiera degli Stati pare poi essere diventata quella di accaparrarsi i pensionati. La Tunisia offre loro un'aliquota del 25% di tasse ma solo sul 20% del loro reddito. Le Canarie invece promettono il 40% di imposizione in meno rispetto all'Italia e l'Iva ad un livello massimo del 13,5%.