Claudia Porchietto

Dalla fuga dei cervelli a quella dei manager.

13.11.2012 Print

Disoccupazione e fuga di cervelli all'estero. Questa volta al centro del mirino non sono i giovani ma i dirigenti italiani, che la crisi economica non ha risparmiato. Secondo i dati di ManagerItalia in cinque anni in Piemonte hanno perso il lavoro 4.500, di cui 4.025 solo a Torino. Di questi la percentuale di reinserimento non è rassicurante: un manager su due, dopo il licenziamento o le dimissioni incentivate non riesce a ritrovare un impiego consono al proprio livello professionale. La restante metà si divide tra chi ha accettato un lavoro da quadro, chi ha ottenuto un contratto precario da manager e chi ha deciso di mettersi proprio. In questo scenario sono sempre più numerosi quelli che tentano un'altra strada e il lavoro vanno a cercarselo all'estero: si calcola che siano 6-7 mila in Italia, numeri non allarmanti ma che mostrano una tendenza destinata a crescere.

In Piemonte negli ultimi anni i dirigenti privati hanno subìto un calo del 2,7%, con una particolarità che a prima vista appare controcorrente: a fronte di calo significativo degli uomini (-4,5%), infatti, emerge un aumento delle donne (+12,5%). Questo probabilmente perché la crisi ha colpito maggiormente settori come l'industria più “maschili” per tradizione e meno quelli legati ai servizi e al terziario, dove la componente femminile è più marcata.