Claudia Porchietto

Torniamo a studiare economia domestica

14.08.2012 Print

La crisi dei prezzi del cibo sta diventando un’emergenza globale. Gli Stati Uniti sono vittime della peggiore siccità nell’ultimo mezzo secolo, che ha colpito oltre metà del loro territorio, facendo diminuire del 17% la produzione di mais e cereali. Di conseguenza, il dipartimento all’Agricoltura si aspetta un effetto inflazione di almeno il 3% sui prezzi del cibo. Nello stesso tempo, le piogge anticipate che hanno colpito il Brasile hanno rovinato il raccolto della canna da zucchero, mentre i monsoni ritardati in India, le scarse precipitazioni in Australia, e le difficoltà produttive della Russia hanno aggiunto problemi ad una situazione già complicata.

In un interessante articolo pubblicato da "La Stampa" ecco i consigli di Andrea Segrè, docente di Politica agraria internazionale all’Università di Bologna e presidente del centro agroalimentare di Bologna, osservatorio privilegiato per monitoraggi su prezzi e cibi che ha già vissuto da viciono l’esempio del periodo tra il 2005 e il 2007, dove in Italia gli effetti dell'aumento dei costi delle materie prime si fecero sentire sui prezzi del carrello al supermercato. Che cosa può fare il cittadino per reagire agli aumenti?

«Fare la spesa - spiega Segrè - è un atto economico e politico. Per questo può essere utile seguire poche semplici regole. Da una parte bisogna preferire la filiera corta, quella che non fa viaggiare i prodotti per distanze enormi e valorizza la prossimità. Dall’altra occorre ridurre gli acquisti inutili. Farsi una lista della spesa con i dieci articoli che vogliamo comperare, e limitarsi a quelli: è il modo migliore per aumentare la qualità dei nostri acquisti. Bisogna pianificare, tornare a parlare di economia domestica. E mettere a dieta il bidone della spazzatura».