Claudia Porchietto

Rapporto Nimby, boom nuovi focolai impianti contestati (+22%)

15.11.2016 Print

Il fenomeno della contestazione ha assunto in Italia una dimensione stabile, strutturale: è quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Osservatorio Media Permanente Nimby (da 'Not in my back yard', vale a dire 'Non nel mio cortile', ndr) Forum, che dal 2004 monitora la situazione delle opposizioni contro opere di pubblica utilità e insediamenti industriali in costruzione o ancora in progetto. Gli impianti oggetto di contestazione nel 2015 sono stati 342, in lieve flessione (-3,5%) sul 2014, ma per quanto attiene le 'new entries', e cioè gli impianti che per la prima volta compaiono nel censimento Nimby Forum, si registra un picco di nuovi focolai di contestazione con un 111 unità censite rispetto alle 91 del 2014 (+22%). La crescita più pronunciata riguarda il comparto dei rifiuti: con un balzo del +11,8% sul 2014, il settore torna ai livelli record del 2009. Zero impianti contestati, invece, nel fotovoltaico. "Ogni tentativo di mutamento dello status quo incontra enormi difficoltà in Italia. Continua a mancare la definizione di un modello di sviluppo condiviso, come obiettivo nazionale, con i cittadini e gli enti locali. E mancano ancora procedure chiare", commenta Alessandro Beulcke, Presidente di Allea, agenzia che promuove l'Osservatorio Nimby Forum. "Il giudice amministrativo -commenta Filippo Patroni Griffi, Presidente aggiunto del Consiglio di Stato - è il giudice della burocrazia, non il suo vertice né il suo tutore. Rappresenta spesso l'unico rimedio contro l'illegittimità o l'inerzia. Per affrontare la sindrome Nimby occorre intervenire su almeno due fronti: quello del procedimento, dove oggi si scarica la composizione di vari interessi pubblici contrapposti ma equiordinati dalla legge, e soprattutto quello dei decisori pubblici. Bisogna investire nella riqualificazione dei civil servant italiani per educarli a fare, non a difendersi".