Claudia Porchietto

Tra Saitta e Porchietto tira aria di una sfida bis

12.07.2012 Print

Nonostante le prossime elezioni regionali siano lontane, arriveranno nelle primavera del 2015, tra tre anni quindi, sia nel centrodestra che nel centrosinistra si iniziano a vedere i primi movimenti per conquistare la prima fila per un eventuale candidatura alla presidenza. E si profila la ripetizione dello scontro del 2009 per la Provincia di Torino tra Antonio Saitta e Claudia Porchietto.

È lontanissima, in realtà, quella scadenza, soprattutto se si pensa alla velocità con cui potrebbe evolvere nei prossimi mesi il nostro sistema politico. Non solo: la possibilità che la legislatura iniziata nel 2010 con la vittoria di Roberto Cota possa interrompersi prima della scadenza naturale, pur rincorsa da qualcuno e sognata da molti, è in realtà poco probabile. Ciò detto le grandi manovre sono partite.

Nel centrodestra la logica vorrebbe che tra tre anni il candidato naturale fosse il presidente uscente, cioè il leghista Roberto Cota. E lui ha già più volte confermato che intende ripresentarsi, convinto di riuscire a rivincere. Oggi però Lega e Pdl a Roma non sono più «fidanzati » come un tempo e la possibilità che una nuova alleanza passi attraverso la cessione della Lombardia al Carroccio fa pensare che, a quel punto il Piemonte (dove la Lega oggi non supera di molto il 10 per cento) tornerebbe al Pdl. E in corso Vittorio il nome giusto c’è già: quello di Porchietto, appunto assessore regionale al Welfare, molto apprezzata da Cota per il lavoro che sta facendo in un settore davvero complicato, vista la crisi economica e le tante fabbriche che chiudono. Porchietto ha già l’appoggio di Enzo Ghigo e di altri pesi massimi del suo partito. Ha aumentato la sua presenza mediatica. E non a caso sta rilasciando dichiarazioni (l’ultima è di ieri a Uno Mattina, su Rai 1) piene di elogi a Maroni e che la caratterizzano come la più leghista, dei piediellini.

Dall’altro lato Saitta ha capito che il passaggio di Sergio Chiamparino alla guida di Compagnia di San Paolo ha aperto per lui scenari insperati. Che la Provincia ci sia ancora o no. Saitta non potrebbe comunque ricandidarsi nel 2014 per un terzo mandato, così ha iniziato a fare più di un pensiero alla Regione. A Palazzo Lascaris è già stato consigliere, conosce bene la sanità di cui si era a lungo occupato quando era in Regione e nessuno nel centrosinistra ha la sua esperienza amministrativa. È un moderato, cattolico, ma la sua condotta alla Provincia viene apprezzata anche a sinistra (vedi vicenda Ikea e molto prese di posizione sui temi della Fiat e del lavoro). E come vicepresidente dell’Upi ha saputo prendersi un importante spazio nazionale nelle polemiche sull’abolizione delle province dove è stata proprio la sua proposta alla fine quella accettata dal governo. (Fonte Repubblica)