Claudia Porchietto

Quasi 1 mld la spesa sociale dello Stato, dimezzata dal 2008

23.01.2015 Print

Le risorse statali destinate alle Politiche sociali in Italia calano dagli oltre 2 miliardi di euro (2.067.364.884) del 2008 a meno di un miliardo del 2015 (905.606.620), quando comunque i fondi risalgono dal dato in cui era sprofondata l'intera spesa sociale italiana nel 2011 (368.084.045) e peggio nel 2012 (115.044.702).

Si osserva inoltre una profonda ristrutturazione della spesa: nelle sette tabelle di aggregazione pubblicate da Regioni.it, sito della Conferenza delle Regioni - che aggiorna i dati alla Legge di Stabilità per il 2015 - si nota che la sola scheda del Fondo nazionale per le Politiche sociali, nel 2004 la voce più significativa con quasi 2 miliardi (1.884.346.940, di questi un miliardo tondo destinato alle Regioni), scende fino ai 312 milioni del 2015 (312.992.666 euro, da definire il riparto per le Regioni). Anno, quello in corso, quando nascono alcune nuove voci di spesa, su tutte il Bonus Bebé (80 euro a favore delle neomamme) che, voluto dal premier Matteo Renzi, fa la parte del leone. Finanziato quest'anno con 202.000.000, è nelle previsioni in forte crescita: 607 milioni nel 2016 e 1.012.000.000) nel 2017 e 2018, per calare di nuovo a 607 milioni nel 2019 e a 202 nel 2020.

Per vedere le tabelle cliccare qui.

Il Fondo per le non autosufficienze, chiamato ad affrontare i problemi socio-sanitari conseguenti al forte e continuo aumento della popolazione 'over 65', procede in modo incoerente e altalenante, del tutto slegato dall'andamento demografico. Nasce con solo 100 milioni di euro nel 2007, sale un po' a 400 milioni nel 2009, scende a 100 nel 2011 e solo destinato ai malati di Sla dopo una lunga protesta delle associazioni di settore, viene azzerato del tutto nel 2012, rifinanziato nel 2013 con 275 milioni con l'aggiunta (tetto di 40 milioni alle eventuali risorse) dagli assegni ritirati ai falsi invalidi; il fondo sale poi a 350 milioni nel 2014 e a 400 nel 2015, ma con un taglio già previsto per il 2016, quando scenderà a 250 milioni.

Già prima che nascesse il Fondo nazionale per le non autosufficienze, la Regione Emilia-Romagna aveva cominciato ad affrontare il problema sul proprio territorio stanziando risorse proprio, cresciute poco dopo fino a circa 400 milioni l'anno, rimasti sostanzialmente stabili. Altalenante anche il Fondo nazionale per le politiche della famiglia, finanziato con 245 milioni nel 2007 e sceso, con diverse trasformazioni, a 135 milioni nel 2015, con tre voci: una generica di 18.261.738 euro, una di 112 milioni (100 ai servizi per la prima infanzia e 12 di derrate alimentari alle persone indigenti), 5 milioni per le adozioni internazionali. Il Fondo nazionale per le politiche giovanili nel 2007 era di 130 milioni (60 quelli destinati alle Regioni), stabili fino al 2009, in discesa l'anno seguente, azzerato nel 2011 e 2012, poi rifinanziato con poco più di 5 milioni diventati 5.761.589 nel 2015.

Il Fondo per le pari opportunità, finanziato con quasi 100 milioni nel 2009 (96.460.987,36 ma alle Regioni solo 38.720.000 per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro), era stato azzerato nel 2010 e 2011, rifinanziato con poco più di 10 milioni nel 2012, saliti a 20 nel 2013 e 2014 ma senza che un solo euro finisse alle Regioni, sebbene un'intesa del luglio scorso ripartisse poi loro 10 milioni per il 2013 e meno di 6,5 (6.449.385) per il 2014 destinandoli ai centri antiviolenza e alle case rifugio (un riparto evidenziato nello scorporo nazionale, ma al ribasso in vari tagli alle politiche sociali dei diversi livelli istituzionali, molto contestato dalle associazioni di gestione delle strutture). Per il 2015 si finanziano 19 milioni di euro (9.971.390 più 9.119.826) per assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza.

Il Fondo nazionale per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati nasce nel 2012 con 5 milioni interamente destinati agli Enti locali che erogano direttamente i servizi, saliti a 25 milioni nel 2013, a 100 milioni nel 2014 (90 agli Enti locali) e scesi a 32,5 milioni per il 2015, quota ripetuta nel 2016. Nel 2014, poi, si aggiungono altre voci di finanziamento statale: 250 milioni tondi per la Social Card (confermati nelle previsioni anche per il 2015 e fino al 2020); 3 milioni per le politiche di asilo ai rifugiati (Sprar) che diventano 187,5 milioni per il 2015 e fino al 2020; 105 milioni (105.277.000) per il servizio civile che alcune Regioni già finanziavano e che dal 2015 scendono (65.730.527 poi 63.427.302 per il 2016 e 2017) ma aggiungendo 50 milioni tondi per il 'Servizio civile universale', che diventano 140.000.000 nel 2016 e 190.000.000 nel 2017.

Poi, sempre nel 2014 sono arrivati 30 milioni (30.688.000) per il Fondo nazionale infanzia e adolescenza (Comuni riservatari) che scendono a 28,7 per il 2015 e fino al 2017. Nel 2015 arriva poi il Bonus Bebè (80 euro a favore delle neomamme), finanziato con oltre 200 milioni (202.000.000) e in forte crescita: 607 milioni nel 2016 e oltre un miliardo di euro (1.012.000.000) nel 2017 e 2018, per calare di nuovo a 607 milioni nel 2019 e a 202 nel 2020. Solo nel 2015 vengono stanziati 8 milioni tondi per l'attuazione del Piano nazionale contro la tratta 8.000.000.  (Fonte Ansa)