Claudia Porchietto

FI presenta Dossier sulle scuole paritarie

31.07.2014 Print

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di presentazione del dossier “Le scuole paritarie nel sistema scolastico pubblico piemontese. La difesa di una norma (mediaticamente e ideologicamente) contestata”, redatto dall’on. Alberto Cirio, già assessore all’istruzione della Regione Piemonte e ora eurodeputato, da Gilberto Pichetto Fratin, presidente regionale di Forza Italia, da Gian Luca Vignale, consigliere regionale estensore della Lr 28/2007 e padre della norma in questi giorni contestata, insieme alla vicepresidente del Consiglio Regionale, Daniela Ruffino e a tutti i consiglieri del gruppo regionale di Forza Italia, Massimo Berutti, Franco Graglia, Claudia Porchietto,  Diego Sozzani.

Il dossier vuole offrire una panoramica sulle scuole pubbliche paritarie, spiegare il loro valore nel sistema istruzione pubblico nazionale e regionale e soprattutto motivare le ragioni che spingono il centro destra a promuovere un corretto equilibrio tra scuole statali e scuole paritarie.

Secondo i consiglieri azzurri: “in questi giorni più articoli stampa hanno parlato di conflitti e veti tra scuole paritarie e scuole statali. Non c’è nulla di più errato: la scuola pubblica consta delle scuole statali e delle paritarie Per questo motivo abbiamo deciso di preparare un sintetico e chiaro documento che fughi una volta per tutte ogni dubbio sul carattere pubblico delle scuole paritarie e che spieghi il perché l’anno scorso abbiamo votato una norma razionale e di buon senso e che siamo pronti a difendere in aula”.

In Piemonte su circa 600 mila studenti, 66 mila frequentano le scuole paritarie e oltre 520 mila quelle statali. Secondo una stima del Miur, ogni scuola paritaria costa allo Stato meno dell'1% di quella statale ma offre il servizio a ben oltre il 10% degli alunni.

“Questo significa – ha spiegato il coordinatore regionale e capogruppo a Palazzo Lascaris di Forza Italia, Gilberto Pichetto – che se si dessero alle scuole paritarie le risorse che ad esse spetterebbero in base alla percentuale numerica degli iscritti (10%), il contributo dovrebbe ammontare a oltre 5,4 miliardi di euro, dieci volte in più di quanto viene riconosciuto attualmente. Detta in parole più semplici entrambe le scuole sono pubbliche ma una costa allo stato mentre l’altra no, il tutto a parità di servizi e di qualità dell’offerta didattica". A conti fatti, l’esistenza delle scuole paritarie garantisce allo Stato un risparmio annuo di oltre 6 miliardi di euro. In un periodo di crisi e di ristrettezza economica come l’attuale è evidente che queste siano ottime ragioni per difendere il sistema e lavorare per la sua valorizzazione.

L’equiparazione delle scuole statali con le scuole paritarie è della riforma scolastica Berlinguer, del 2000.  “Questo significa – spiega Alberto Cirio, assessore all’istruzione della Regione Piemonte nella precendete legislatura ed oggi europarlamentare azzurro: - che non vi è alcuna differenza tra scuola statale o comunale e scuole paritarie, se non i finanziamenti che ricevono dallo Stato. Le prime infatti costano circa 54 miliardi l’anno, mentre le seconde solo 500 milioni di euro, ovvero l’1%. La differenza di risorse, tra l’altro, non è rapportata al numero degli studenti iscritti. In Piemonte l’offerta scolastica è stata storicamente garantita dalla scuola statale e dalla paritaria  in  un’ottica di collaborazione ed integrazione. Per garantire un maggiore equilibrio tra queste due realtà nel 2013, su mia proposta, la giunta regionale ha presentato l’attuale  piano regionale di dimensionamento delle autonomie scolastiche e per la programmazione dell’offerta formativa per l’anno scolastico 2014/2015, votato dal Consiglio Regionale”.

Il testo riorganizza l’offerta formativa piemontese rendendola più efficace ed efficiente in un funzione delle richieste dell’utenza a cui si rivolge evitando sovrapposizioni.  Per garantire maggiore equilibrio  tra la scuola paritaria e la scuola statale, durante il dibattito d’aula il consigliere regionale Gian Luca Vignale, insieme al collega Leo, ha presentato un emendamento che  vincola l’apertura di nuovi plessi o sezioni a “il parere motivato da parte delle eventuali scuole paritarie presenti nel bacino di utenza e/o dall’associazione di categoria a cui le scuole sono iscritte”.

“Questa norma – ha spiegato Vignale – che oggi  viene tanto criticata, in realtà è dettata dal buon senso e dalla volontà di evitare lo spreco di risorse pubbliche. Verificare se l’offerta sul territorio è satura prima di aprire un nuovo istituto infatti evita la realizzazione  di costosi e inutili doppioni con risorse pubbliche, ovvero dei cittadini. Difendere questa norma significa quindi mantenere un atteggiamento di buon senso e razionalità soprattutto nei confronti dei cittadini e delle limitate risorse pubbliche. Il nostro dovere da amministratori è di utilizzare i soldi dei cittadini per ridurre le liste d’attesa dove ci sono e non creare inutili doppioni dove ci sono posti ancora liberi ”.

L’alta qualità dell’offerta formativa, le ridotte spese a carico dello Stato e la necessità di offrire un servizio scolastico e formativo adeguato ed efficiente senza sprechi di denaro pubblico, secondo la vicepresidente del Consiglio Regionale, Daniela Ruffino “sono buoni motivi che dovrebbero indurre un’amministrazione pubblica a creare un progetto di collaborazione e partecipazione e non certo alimentari conflitti o tensioni”.

Per questo motivo Daniela Ruffino avverte: “ si sta rischiando di creare un conflitto tra poveri. É infatti noto che la scuola pubblica sia in difficoltà e alla ricerca di finanziamenti per la messa in sicurezza degli edifici o per pagare le bollette. In questa situazione è quindi evidente che serva attivare tutte le misure utili per evitare sprechi di denaro e lavorare invece per mettere in rete le risorse attivando piani formativi in grado di coinvolgere tutte le scuole pubbliche, statali e paritarie. Oggi ci dovremmo occupare di come iniziare un anno scolastico nuovo con edifici a norma, scuole funzionanti, invece ci troviamo a mettere in discussione un percorso già avviato in grado di garantire risparmi e alta qualità nell’offerta”.

I consiglieri infine concludono: “ abbiamo le idee molto chiare sul da farsi e non permetteremo di certo a questa maggioranza di utilizzare le scuole come pezzi di Lego, da smontare e rimontare. Se il centro sinsitra vorrà modificare l’attuale modello di programamzione non saranno ammesse scorciatoie. Una delibera del Consiglio può esser rettificata solo con apposito atto, che dovrà esser sottoposto   al voto di Commissione e dell’aula. Altri testi, come una mozione, non bastano di certo a modificare un testo approvato dall’assemblea”.