Claudia Porchietto

Piemonte maglia nera in italia nel rapporto natalità/mortalità delle imprese

19.04.2013 Print

Nei primi tre mesi del 2013 si acuisce ulteriormente la crisi che ha colpito il sistema imprenditoriale piemontese. Nel periodo gennaio-marzo 2013 sono state 9.140 le aziende nate in Piemonte, a fronte delle 10.029 nuove iscrizioni registrate nel corso dello stesso trimestre del 2012. Al netto delle 13.062 cessazioni (valutate al netto delle cancellazioni d’ufficio), il saldo è negativo per 3.922 unità (nel I trimestre 2012 era -3.251 unità), dato che porta a 455.778 lo stock di imprese complessivamente registrate a fine marzo 2013 presso il Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi. Il bilancio tra nuove iscrizioni e cessazioni si traduce in un tasso di crescita del -0,85%, inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2012 (-0,70%) e a quello complessivo nazionale (-0,51%).

Il tessuto imprenditoriale piemontese ha subito gli impatti negativi della nuova fase recessiva in maggiore misura rispetto alle altre regioni competitor del nord-ovest e del nord-est, i cui bilanci anagrafici si sono attestati a -2.702 unità per la Lombardia, -3.692 per l’Emilia Romagna e -3.320 per il Veneto.

Il dato regionale scaturisce dagli andamenti negativi registrati in tutte le province. Il Piemonte nord-orientale mostra, ad eccezione di Novara, i tassi di crescita peggiori. Vercelli (-1,48%), supera notevolmente la flessione registrata dal tasso di crescita regionale. Anche il Verbano Cusio Ossola (-1,06%) e Biella (-1,00%) realizzano performance inferiori alla media piemontese, mentre Novara (-0,51%), pur registrando un tasso negativo, manifesta una contrazione sensibilmente meno elevata. Il Piemonte meridionale trova nella provincia di Asti il risultato peggiore (-1,01%), mentre risulta più contenuta la flessione per le province di Alessandria (-0,81%) e Cuneo (-0,82%). Torino, provincia sede della metà delle imprese piemontesi, genera un tasso di crescita lievemente migliore (-0,82%) rispetto al dato regionale.  

Dall’analisi per classe di natura giuridica, si osserva come siano le imprese individuali e le società di persone, ossia la parte meno strutturata nel nostro tessuto imprenditoriale, a subire le perdite più significative. I tassi di crescita negativi delle imprese individuali (-1,27%) e delle società di persone (-0,64%) sono solo parzialmente compensati dal miglior andamento delle società di capitale (+0,24%) e dalle altre forme (+0,41%). All’interno di quest’ultima voce sono comprese le società cooperative che, in questo periodo di grave recessione economica, hanno manifestato su tutto il territorio nazionale una capacità di tenuta superiore alla media.
 
Valutando le variazioni annuali dello stock di imprese registrate per settore di attività economica, si osserva come i risultati peggiori appartengano ai comparti dell’agricoltura e dell’edilizia. L’agricoltura, che ormai da diversi anni vede progressivamente ridursi in maniera strutturale il numero di imprese anche a livello nazionale, registra nel I trimestre una variazione negativa del 1,65%. La forte crisi vissuta dal settore delle costruzioni viene confermata da una diminuzione del numero di imprese pari al -1,77% rispetto al dato di fine dicembre 2012. Risultano negative anche le performance dell’industria in senso stretto (-1,48%) e del commercio (-1,24%). Meno intense le flessioni registrate dagli altri servizi (-0,85%) e dal turismo (-0,37%).