Claudia Porchietto

La Francia è alla caccia della riforma del lavoro anti-crisi

08.01.2013 Print

A Parigi è tempo di riforme: la più imminente è quella del mercato del lavoro. Una svolta necessaria, reclamata ormai da anni da parte delle associazioni datoriali, che ne denunciano l'eccessiva rigidità. Sul fronte opposto i sindacati sottolineano la crescente precarizzazione e gli ormai troppo frequenti piani di ristrutturazione aziendale con annessi tagli del personale (come riporta oggi un articolo del Corriere della Sera tra il 2000 e il 2010 il numero dei contratti di durata inferiore a un mese, spesso al di sotto della settimana, è aumentato dell'88,8%).

Il presidente francese François Hollande ha perciò chiesto alle parti sociali di trovare un accordo sulla questione, in caso contrario sarà il Governo a intervenire con un provvedimento già pronto.

L'ultima tornata di trattative è fissata per giovedì e venerdì, ma si è ancora lontani da un'intesa condivisa. I datori di lavoro chiedono una maggiore flessibilità salariale e nella gestione degli orari e della mobilità, con la possibilità di poter spostare un dipendente da una mansione all'altra o da una sede all'altra (nel raggio di 50 chilometri), pena il licenziamento per ragioni personali. L'impresa potrebbe decidere di ridurre i salari in caso di difficoltà momentanee, con la possibilità di licenziamento del dipendente che decide di non aderire all'operazione. Inoltre le aziende pretendono maggiori limiti alla possibilità di giudizio della magistratura sulla validità dei piani di ristrutturazione e sulle ragioni che consentono i ricorsi. Dall'altro lato i sindacati lottano per un inasprimento contributivo sui contratti a breve durata, al fine di disincentivarne il ricorso, e per ottenere da parte delle imprese il finanziamento per un'assistenza sanitaria complementare garantita a tutti i lavoratori, il cui costo complessivo è stimato in circa tre miliardi di euro.