Claudia Porchietto

Sono Piemontesi i primi 29 apprendisti minorenni in Italia. Numeri record anche nell'alto apprendistato

14.12.2012 Print

Sono piemontesi i primi 29 apprendisti minorenni in Italia. Si tratta di un risultato importante e non scontato vista la diffidenza che da sempre si registra in Italia appena si sfiora la questione del lavoro minorile. Una materia, quest’ultima, certamente delicata ma che costituisce anche una occasione unica per recuperare tanti giovani con percorsi familiari e scolastici difficili, una sorta di ammortizzatore sociale: offrendo loro non solo un futuro occupazionale ma anche il conseguimento di una qualifica professionale in apprendistato.

L’apprendistato per la qualifica professionale è un vero e proprio contratto di lavoro agevolato e a tempo indeterminato, per giovani di età compresa tra i 15 e i 25 anni. Il vantaggio è che il ragazzo oltre ad apprendere un mestiere si consegue anche un titolo di studio che ha valore legale. La Regione Piemonte ha stanziato 5milioni di euro per questa misura che è bene ribadirlo costituisce una strumento congeniale sul fronte della dispersione scolastica.

A poco più di un mese dal suo avvio sono 48 i giovani che sono stati assunti con questa forma di contratto. Ventinove i minorenni (il 60,4%): 17 i sedicenni e 12 i diciasettenni. Variegati i settori delle imprese che hanno attivato i rapporti di lavoro: si passa dal manifatturiero ai servizi sociali fino alle costruzioni e alla ristorazione. La maggioranza sono italiani, il 29,2% stranieri.

Nonostante la crisi l'assessorato al Lavoro del Piemonte è convinto che nei prossimi due anni sarà possibile formare con questa tipologia di apprendistato circa 800 giovani. Un numero da record in Italia che fa il paio con quelli della formazione in alto apprendistato dove ad oggi sono oltre 600 i ragazzi che assunti a tempo indeterminato hanno conseguito un titolo universitario o post laurea. Un dato che equivale alla sommatoria di apprendisti di tutte le altre regioni d’Italia.