Claudia Porchietto

La crisi Indesit è la dimostrazione che il governo non coglie le necessità dei comparti strategici

24.10.2012 Print

Siamo riusciti ad impostare un progetto per la tutela dei livelli occupazionali della Indesit. Ma manca ancora da parte del governo Monti la capacità di dare ascolto in modo meno occasionale alle esigenze dei comparti strategici. Un buon accordo, una best practice che dovrebbe essere adottata in molti altri tavoli di trattativa, ma non riesce a cancellare la preoccupazione di fondo. Si parla continuamente di crisi della politica come se fosse quella la priorità. Ma mentre nei palazzi a Roma e altrove si discute di liste ed elezioni, il paese rimane senza risposte alle domande sostanziali.

La crisi del comparto dell'elettrodomestico è gravissima. Occupa circa 130mila persone in tutta Italia e circa un terzo rischia di rimanere a casa. È il primo in Italia per quote di commercio internazionale e, con più di due miliardi di fatturato, è secondo solo all’industria dell'auto. Si tratta di un comparto che ha dato un contributo fondamentale all’industrializzazione del nostro paese e che adesso ci viene progressivamente e velocemente portato via da altri paesi europei.

L’accordo con l’Indesit dovrebbe servire soprattutto ad accendere un riflettore sulla necessità da parte del governo di definire urgentemente le linee di una seria politica industriale. Abbiamo l’urgenza di trattare nuove deroghe alle norme europee che ci impediscono di aiutare le aziende più strutturate. In Europa gli altri paesi, Germania in testa, chiedono deroghe in continuazione, mediamente quasi dieci volte di più dell’Italia. E così arrivano a portarci via le nostre ricchezze industriali come il cosiddetto comparto del bianco. Altro che crisi della politica e alleanze elettorali fra rottamatori improvvisati e difensori miopi di vecchi privilegi. Abbiamo un paese da rimettere in piedi. Non un nuovo partito da aggiungere alle altre sigle.