Claudia Porchietto

Lavoro e Sviluppo, per oggi il nulla dalla Giunta Regionale. La Sintesi dell'intervento in Aula durante il Consiglio Straordinario Regionale

26.05.2015 Print

Presidente, colleghi,

abbiamo bisogno di mettere al centro della nostra visione strategica due fattori: il lavoratore e l’impresa quale bene sociale. Basta al Lavoro fine a se stesso. Bisogna investire sui soggetti che sono protagonisti nel mondo produttivo, non solo riempirsi la bocca di un diritto che sta scritto solo sulla Carta Costituzionale, ma che non viene attuato.

La Regione da almeno dieci anni non trova forza trainante nel capoluogo, cioè in Torino: una città che ormai è prima solo nelle classifiche dei dati negativi quali disoccupazione giovanile, Cig, povertà… Almeno quattro autorevoli istituti di ricerca tra cui MCKinsey, hanno analizzato le dieci aree metropolitane italiane, comparate con quelle internazionali: oltre a posizionare la nostra al 165° posto nel panorama mondiale, hanno previsto che solo Roma e Milano saranno competitive nei prossimi anni, decretando per Torino e aree limitrofe una prospettiva di forte declino da qui al 2025. D'altra parte solo il 3% delle ns imprese possono essere considerate nel novero delle eccellenze a carattere internazionale e questo è un problema per lo sviluppo.

Il centro-sinistra ha fortemente voluto la legge di riordino delle Province, una norma fortemente Torino centrica. Dopo mesi e mesi l’unica cosa partorita è stato uno statuto povero di strumenti di coesione territoriale, totalmente disattento nel costruire un piano di sviluppo che dovrebbe essere il primo impegno da assumere nei confronti dei cittadini.

Ad un anno esatto dalle elezioni la spinta propulsiva della campagna elettorale si è esaurita ed oggi assistiamo ad un vivacchiare, per non dire bivaccare, nei luoghi di comando dove invece avremmo al necessità di vedere muoversi persone con una visione strategica e prospettica, in particolare nel medio e lungo termine.

Direte ma l’uso della cassa integrazione è diminuito sensibilmente nei primi mesi del 2015: vero in Piemonte abbiamo avuto 5, ,3 milioni di ore in meno di utilizzo pari al -17%, ma è la flessione più contenuta fra tutte le Regioni del centro nord dove il tasso di decremento supera mediamente il 40%.

Ma quali sono ii veri dati del Piemonte? Tra le 96 regioni dell’Europa dei Sei (Gemania, Francia, Italia, Spagna e Benelux), il Piemonte è passato dal 20° posto del 2000 al 38° dei giorni nostri. Piemonte e Umbria sono le due regioni il cui Pil pro capite è diminuito di più.
Dallo scoppio della crisi ad oggi gli USA sono a +10% di PIL, l’area euro è decresciuta di un -1%, l’Italia ha registrato un -8,7; il Piemonte un -11%; Torino un -12.7%.

I giovani che abbandonano i percorsi di istruzione in Veneto sono il 10,3%, in Piemonte il 15,8. Il sistema produttivo torinese (Fonte Unicredit) evidenzia che la capacità di attrazione di investimenti diretti dall’estero è prossima allo zero. Abbiamo un aereoporto collegato con solo 11 delle 28 capitali europee, nel 2005 la Sagat stimava di arrivare nel 2010 a 5 milioni di passeggeri e nel 2015 a 6,5 milioni: in realta nel 2014 siamo arrivati a soli 3.4 milioni. Siamo indietro anche nella banda larga: 11esimi tra i grandi centri metropolitani. E pensare che siamo la patria di aziende quali Telecom e Olivetti!

Il polo fieristico congressuale non è decollato, la progettazione attorno all’eredità olimpica è stata dilapidata, l’Authority dei Trasporti è un fantasma dopo i grandi titoloni sui giornali. Abbiamo il centro di produzione Rai cosa vogliamo farne? Farcelo scippare? Due anni fa silenziosamente riuscimmo a non farlo chiudere ma la concorrenza è in agguato e non vedo movimenti in atto.

Cosa non funziona?

Non ci sono strategie, non abbiamo un piano strategico che porti il Piemonte fuori dal guado in cui ormai da troppi anni cerca di sopravvivere.

Siamo lenti in tutto, nelle decisioni, nelle sperimentazioni, nello spendere e rendicontare il denaro che ci viene dato.

Non siamo ancora pronti con i POR e di conseguenza con le misure e i bandi del nuovo ciclo di fondi europei

Il 1 maggio è entrata in vigore la Naspi, la durata massima sarà di 24 mesi: non potrà superare i 1.300 euro al mese e verrà ridotta del 3% al mese dopo i primi quattro. Avranno diritto al sussidio anche collaboratori e precari. Siamo pronti a prendere in carico tutte queste persone? Abbiamo già deciso quali strategie intraprendere per aiutarli e reimetterli nel mondo del lavoro?

Non siamo innovativi: guardando i POR di altre regioni come Lombardia ed Emilia Romagna, questi enti locali sono già operativi con le loro misure e iniziative. 

Il rafforzamento delle capacità manageriali, la professionalizzazione e la creazione di reti tra imprenditori innovativi, mondo accademico e della ricerca attraverso la formazione dei leader d'impresa e dei manager di organizzazioni no-profit per renderli idonei a svolgere ruoli nell'economia sociale, e l’offerta di servizi di consulenza e accompagnamento alla conduzione di un’impresa sociale. In Piemonte su questi punti non ci sono idee nè fondi stanziati se non quelli ereditati dalla precedente Giunta.

Insomma mancano le idee, gli obiettivi, la visione per il futuro del Piemonte. Così lasciamo le famiglie e le imprese da sole, dando il colpo di grazia all'eredità che ci ha lasciato il boom economico.

Claudia Porchietto