Claudia Porchietto

Riforma rete Ospedaliera: tanti punti di domanda, tante bugie e la certezza di una impostazione puramente ideologica di chi continua la campagna elettorale

03.12.2014 Print

Ieri sono intervenuta in Aula sollecitando l'assessore regionale alla Sanità ad archiviare il momento della campagna elettorale per iniziare ad affrontare seriamente il dibattito sulla riforma della Rete Ospedaliera in Piemonte. Un argomento che l'esponente del Partito Democratico tende a svilire in un continuo rincorrere i numeri del passato ma tralasciando in modo scientifico quelli della Giunta Bresso. Se Chiamparino al termine della Consiglio Straordinario richiama ad una "Operazione Verità" forse lo sta dicendo al proprio assessore che pare vedere solo una parte del passato, peraltro interpretandola a proprio favore.

In reatà tutto quello che fino ad oggi è stato detto e scritto dall’assessore è fuffa: solo  annunci, che non hanno trovato corrispondenza in atti concreti. Di questo passo quindi la tanto strombazzata azione “salvataggio “ non verrà mai posta in essere anzi, il rischio di commissariamento diventa sempre più alto e non per le eredità passate ma per la propria inattività.

Intanto però è doverosa un momento per mettere dei punti saldi nel dibattito politico sulla sanità regionale (clicca qui per scaricare il documento), visto che ho letto di tutto sui quotidiani torinesi. Non è vero che la situazione economica sanitaria che vive il Piemonte è drammatica o meglio, considerando il falso in bilancio di Bresso, non è peggiore di quella che abbiamo trovata noi. Per esempio non è vero che sussiste un disavanzo annuo costante. La riprova c’è stata in Commissione Sanità  quando l’assessore ha confermato che sia il 2012 che il 2013 nonché il 2011 sono stati chiusi con avanzi di bilancio o sostanziali pareggi.

L’assessore Antonio Saitta ha poi dichiarato che nel triennio 2015/2017 la spesa verrà ridotta fino a 7 miliardi e 600 milioni accantonando complessivamente 400 milioni per investimenti: su questo punto non si capisce come immagina di risparmiare tale cifra visto che le razionalizzazioni dei costi sono già state fatte nel 2012 e non è di certo attraverso il taglio dei primariati o delle strutture complesse che si ottengono circa 125 milioni di risparmio medi all’anno.

Per esempio cosa ha fatti nei suoi primi cinque mesi di lavoro? In un comunicato stampa ha elencato una serie di interventi che qui di seguito elenco con la mia replica puntuale:

1) Avrebbe annullato le ultime delibere della Giunta Cota. Questa affermazione è FALSA: non ha annullato nulla, ha solo sospeso. Quindi le aziende sanitarie stanno continuando a spendere senza neppure avere un tetto massimo.

2) Avrebbe avviato la centrale unica degli acquisti sanitari. E' FALSO, l’abbiamo avviata noi.

3) Avrebbe centralizzato le gare per presidi per incontinenti e riduzione costi presidi per diabetici. Anche in questo la sua dichiarazione è FALSA; nessuna gara è stata indetta per presidi per diabetici e la gara per pannoloni è solo una delibera del 27/10, dove è stato dato mandato a SCR di ridefinire i fabbisogni sulla domiciliarietà e residenzialità.

4) Avrebbe approvato i bilanci 2012. Altro FALSO d'autore: l’abbiamo fatto noi, lui al massimo ha approvato i consuntivi. Nel 2014 non è stato approvato neppure questo atto basilare: l'ultima delibera che si occupa dell'argomento è della precedente Giunta abbassando il riparto nazionale di 200milioni di euro in via cautelativa e per evitare extra spesa. Da Saitta nessun segnale al riguardo.

5)  Avrebbe assegnatio obiettivi ad ASL e ASO su spesa farmaceutica e prestazioni specialistiche. Ennesimo FALSO vorrei ricordare che si tratta di delibere del 2013.

Ma, archiviato l'operazione verità su tutte le inesattezze riportate a mezzo stampa dall'assessore, c'è il grande problema delle scelte politiche schizofreniche che sta compiendo. Per esempio mi domando come si creda di poter ancora ridurre la spesa per la gestione se ad esempio basta introdurre una nuova spesa da sostenere, per vedere sballati tutti i previsionali? Facciamo un esempio: per il trattamento dell'epatite C Saitta ha individuato 4 ospedali che distribuiranno il farmaco. Ha già previsto la copertura del costo a bilancio? Sono cure costosissime che possono impattare pesantemente sul bilancio dell'Ente. 

Ma poi dov'è il riparto del fondo 2014? La delibera doveva riprendere il Patto per la Salute dove era presente un prospetto di riparto. Pertanto già a luglio era conosciuta l'entità dei fondi spettanti al Piemonte. L’unico atto formale di indicazione di riparto risale al febbraio 2014 mi chiedo se arriveremo a fine dicembre prima di dare indicazioni a questo punto RETROATTIVE e quindi inutili. Mi domanderò soprattutto che cosa ne dirà la Corte dei Conti visto che, a più riprese, abbiamo richiesto come Forza Italia in Commissione l'approvazione di un atto che assegnasse il riparto.

 Sarebbero poi utili alcune risposte in merito ad alcuni punti dirimenti su cui l’assessore continua ad essere inottemperante e che sono riconducibili al tema di cui sopra, vale a dire l’inottemperanza sulla formalizzazione del riparto:

a) Non sono ancora stati firmati i contratti con i privati accreditati a valenza 2014/2015. Peccato che non ci risulta che alcun funzionario abbia intimato l'interruzione della produzione; ricordiamo che tali contratti valgono circa 670milioni anno. Questo dà la certezza che partiranno i ricorsi. Attenzione, a tal proposito la delibera riporta che il tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali e il comitato permanente per i lea ritengono che il provvedimento relativo agli accordi contrattuali con gli erogatori privati non possa da solo giustificare modifiche all’offerta assistenziale, perché tali accordi devono essere coerenti con la programmazione regionale.

b) Sugli extra-lea si sta silenziosamente continuando a spendere. Dove troverà il centrosinistra le risorse necessarie visto che anche sull’Assistenza è risaputo che mancano risorse?

c) Il tetto del personale è stato rispettato o è rispettabile?

Vi è poi tutta la partita degli adempimenti legati al "Patto per la Salute" nazionale. Perché gli standard nazionali prevedono numero posti letto per 1000 abitanti pari a 3 acuzie e 0.7 post acuzie e noi vogliamo scendere a 2.6 per le stesse? Così facendo  determineremo una carenza di circa 1800 posti-letto per acuti, corrispondenti a circa 100.000 ricoveri all’anno.

Perché riconoscendo (è contenuto nell’allegato alla delibera) che già oggi abbiamo un tasso di ospedalizzazione di 146 per 1.000 abitanti quando l’obiettivo nazionale è 160 per 1000 non vogliamo ammettere che abbiamo già raschiato il fondo del barile e che ogni ulteriore contrazione può causare gravi disagi per i cittadini e lasciarci scoperti in caso di eventi pandemici rilevanti ? Non ci rendiamo conto che siamo molto più che in linea con i parametri?

E poi, perchè vogliamo ridurre strutture operative complesse quando già oggi una buona parte di esse non sono coperte? Peraltro, anche se ne sopprimessimo una parte delle assegnate, non potremmo sopprimere la posizione primariale se non al pensionamento del soggetto quindi bisognerebbe capire dove l'assessore reputa di risparmiare? Se il personale ed i costi fissi non diminuiscono non c'è riduzione della spesa, anzi crescerebbero le posizioni a scavalco o non controllate.

C'è poi da chiedersi quale sarà l’impatto delle strutture semplici sugli atti aziendali? C’è profumo di operazione gattopardesca, economicamente del tutto inefficace. Come possiamo immaginare di ridurre i tempi di permanenza in pronto soccorso se cancelliamo i posti letto in acuzie? Lo sappiamo che già oggi in alcune importanti strutture ospedaliere i tempi di permanenza in Pronto non sono 6-8 ore, come dovrebbero, ma arrivano a 10 giorni? Sappiamo che abbiamo persone che sostano a più riprese nei Pronto Soccorsi? Che escono e poi rientrano perché il territorio non è in grado di favorire l’assistenza residenziale o domiciliare?

Infine è bene che sia chiaro ai piemontesi che tagliare i posti letto in acuzie, come sta proponendo il centrosinistra, non significa tagliare i costi fissi: il personale già oggi è sottodimensionato in molte funzioni critiche. Significa solo risparmiare un po’ sui costi vivi, ma anche su questi ricordiamo che i contratti di service non possono essere seduta stante rivisti perché ciò che si poteva razionalizzare ripeto, è già stato fatto nel 2012. Il rischio è solo quello di DEGRADARE il livello assistenziale!

Non avendo dati chiari perché ad oggi non sono ancora stati consegnati non possiamo neanche sapere quante sono le strutture complesse in Piemonte: sappiamo solo che deve essere complessivamente pari a una ogni 17,5 posti letto.

L’assessore è in grado di smentire con dati oggettivi l’evidente progetto di rendere la rete ospedaliera TORINOCENTRICA sacrificando l’area metropolitana più lontana dal capoluogo? Per esempio prendiamo l'Ospedale di Susa che offre un servizio di pronto soccorso in area disagiata. Seconda la sua riforma non sarò altro che un presidio di semplice medicina generale, poco più che geriatrica: dove non ci sarà la rianimazione, né la chirurgia né l’ortopedia (ricordiamo che l’area presenta numerosissimi interventi di traumatologia stradale e sportiva, ad esempio).

Per un assessore che dichiara “prima di tutto la sicurezza!!!” credo sia meglio chiudere una struttura così carente piuttosto che definirla un ospedale in area disagiata. Le tabelle sono molto chiare rimarrebbe solo medicina generale. Ma possiamo fare un secondo esempio. Le emodinamiche: qualcuno ha conteggiato le minusvalenze in bilancio che dovranno essere contabilizzate per la chiusura dei reparti? Come verranno imputate? Ma verranno imputate o nel nome di una falsa spending review si lasceranno a cespiti?

Infine un terzo caso. Il DEA di II livello del San Luigi è stato degradato, cosicché avremo due DEA di II livello ad un chilometro di distanza nel centro pieno della città di Torino, lasciando scoperta dall’assistenza in emergenza-urgenza ad alto livello di complessità tutta l’area ovest della provincia per 100 Km., sino ai confini con la Francia. Si crea un buco assistenziale che non può essere certo colmato con una frenesia dei trasporti.

Allora quanto costerà dirottare i pazienti su altre strutture per avere quei servizi? Le emodinamiche di Ciriè o Moncalieri ad esempio che dovranno invitare i pazienti ad andare a Torino ( ecco la torinocentricità) o intaseranno i centri del San Giovanni Bosco e del Mauriziano. A meno che Saitta non dica che provvederà con personale distaccato, implementazione di spazi ma a quel punto si parla di nuovi costi oppure di allungare a dismisura le liste d'attesa e scenderà fi datto la qualità.


Si parla di analisi, in ultima analisi, della produzione: ma come è stata ponderata? Facile fare una pura operazione algebrica ma ricordiamoci qualche esempio del passato più recente in cui i posti specialistici venivano riempiti da generici pur di avere l’utilizzo full. Perchè alla fine anche nella Sanità vige il principio del Dio denaro. Si vuole immaginare una sanità che da Vercelli obblighi di spostarsi a Verbania o viceversa? E questo solo perché si è deciso che il taglio dei posti sia fatto regionalmente e non per territorio? Insomma tanti punti di domanda e una sola certezza: ad oggi Saitta ha disensato tanti slogan, innumerevoli annunci e qualche reprimenda ideologica che peccato, peraltro, smentisce la linea tenuta dal suo partito fino a 4 anni fa.

Claudia Porchietto

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