Claudia Porchietto

Parte la fase due degli Its

09.07.2012 Print

Its, atto secondo. Per le scuole di tecnologia post-diploma è tempo di bilanci dopo i primi 12 mesi di didattica: nell’anno scolastico 2010/11 sono nate 59 Fondazioni in 16 regioni, che hannoavviatol’attività formativa nell’ottobre 2011 per un totale di 77 corsi e 1.956 studenti coinvolti. A settembre, poi, partirà un nuovo ciclo biennale, per proporre una carta alternativa all’università ai neo diplomati o a chi ha abbandonato i percorsi accademici e formare profili iperqualificati capaci di muoversi nei settori  chiave dell’economia, come efficienza energetica, Made in Italy, agroalimentare e Ict.

Secondo il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, «il 30-35% degli Its è già di altissima qualità, in altri ci sono le condizioni
per un’oliatura e possono andare avanti».Una task-force tra Miur, ministeri del Welfare e dello sviluppo economico e le Regioni  sta lavorando alle linee guida di attuazione dell’articolo52 della legge sulle semplificazioni (35/2012) con l’obiettivo dichiarato di potenziare la filiera dell’istruzione tecnica, professionale, della formazione professionale edell’istruzione tecnica superiore in relazione alle filier e produttive.Entro fine mese saranno definiti «criteri per valutare gli Its, ridefinire gli organismi di governo e mettere a sistema le migliori esperienze anche in una prospettiva multiregionale - spiega Elena Ugolini, sottosegretario all’Istruzione - puntando su un forte raccordo tra scuola e imprese. L’obiettivo di fondo è offrire al sistema economico competenze tecnologiche e professionali, promuovendo l’inserimento qualificato dei giovani nel mercato del lavoro». Dietro a ogni Its c’è una Fondazione "partecipata" da scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, insieme agli enti locali. La legge stabilisce che non ci dovrà essere più di una fondazione in ogni Regione per area tecnologica(anche se potranno essere attivati molteplici corsi di Its per ogni indirizzo), e meno regole per gli organi di indirizzo, gestione e  partecipazione indicati negli statuti.

Quasi la metà di queste "super scuole tecniche" ha in catalogo corsi che riguardano l’area delle nuove tecnologie per il made in
Italy. Infatti delle sei aree tecnologiche – efficienza energetica, mobilità sostenibile,nuove tecnologie della vita,  tecnologie innovative per i beni culturali e turismo, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nuovetecnologie per il Made in Italy – la più gettonata risulta quest’ultima con 28 corsi. I percorsi biennali prevedono una selezione in ingresso, mettono in cattedra la metà degli insegnanti provenienti dal mondo del lavoro e prevedono il 50% delle ore direttamente in azienda.

La messa in pratica della misura contenuta nella legge sulle semplificazioni potrebbe legare ancor di più a doppio filo l’offerta formativa con le esigenze del territorio. Per centrare questo obiettivo è stata stilata la mappatura delle 17 filiere presenti lungo la Penisola (si veda la cartina qua sotto), elaborata dal ministero dello Sviluppo economico, evidenziando per ciascuna il numero di imprese, gli occupati, il fatturato, il valore aggiunto e l’export. Dal censimento emergono alcune duplicazioni ma, come detto, anche esperienze di successo da valorizzare. «Gli Its funzionano se inseriti all’interno di distretti ben strutturati, capaci di  assorbire giovani che hanno concluso un percorso di studialtamente professionalizzante - precisa Ugolini -. Per contrastare una disoccupazione giovanile mai così alta negli ultimi decenni, arrivata al 36,2%, dobbiamo interagire con il mondo del lavoro e  formare tecnici specializzati, per dare ai nostrigiovanila possibilità di mettere a frutto i propri talenti e costruirsi un futuro. È un progetto ambizioso che richiede la collaborazione di tutti. In un momento di crisi il più grande regalo che possiamo  fare alle nuove generazioni è consegnare quel patrimonio di competenze, esperienza, conoscenza che ha fatto grande il nostro Paese  nel mondo».