Claudia Porchietto

Sanità, Porchietto-Pichetto-Vignale-Cavallera (FI): ora Saitta dica come coprira’ i costi degli assegni di cura dopo la sentenza

30.01.2015 Print

“Crediamo che dopo la sentenza del Tar di ieri sera sia giusto mettere ‘i puntini sulle i’, visto che l’assessore alla Sanità continua a dire tutto e il contrario di tutto”. Così Claudia Porchietto e Gianluca Vignale, consiglieri regionali di Forza Italia e assessori uscenti della Giunta Cota, Gilberto Pichetto capogruppo dei berlusconiani e Ugo Cavallera ex assessore alla Sanità. 
“L’assessore Saitta gioca su due tavoli distinti – denunciano gli esponenti azzurri – quando parla con i cittadini, le associazioni di familiari e gli amministratori locali scarica sulla giunta precedente tutti i mali della sanità piemontese. Poi quando con gli atti può intervenire riconferma le linee adottate dalla Giunta Cota. Così è stato anche per le prestazioni di lungo assistenza verso le famiglie con a carico persone non autosufficienti. Da un lato all’esterno ha sempre professato la linea: siamo con voi; poi però al momento opportuno non ha revocato le delibere, anzi ha riconfermato i contenuti della Dgr 30.12.2013 n. 25-6992 – che approva il Piano di Rientro 2013-2015  per cui gli assegni di cura restavano ‘extra Lea’. Pertanto c’è da domandarsi come mai, da giugno ad oggi, e sono passati otto mesi, non solo Saitta non abbia revocato le delibere se era così convinto che fossero provvedimenti sbagliati, ma anche perché non si è attivato, insieme al Presidente Chiamparino che, ricordo è anche Presidente della Conferenza delle Regioni, per far inserire nel Patto per la Salute anche la copertura sanitaria dei cosiddetti Extra Lea. Soprattutto poi Forza Italia si domanda come mai l’assessore non abbia avviato i necessari confronti con ASL e Consorzi per individuare soluzioni coerenti con le sue convinzioni”.

I consiglieri Porchietto, Vignale e l’ex assessore Cavallera aggiungono: “La realtà è che Saitta sa benissimo che non fu una scelta autonoma della Giunta precedente quella di classificare questo tipo di prestazioni fuori dalle spese del Fondo Sanitario; bensì fu l’esito del tavolo governativo di verifica – cosiddetto Tavolo Massicci - legato anche alle vicende del Piano di Rientro. Un Governo nazionale che se non sbagliamo era in mano al centrosinistra. Quindi è ora di finirla di giocare le partire a seconda di come conviene e di continuare la campagna elettorale sulle spalle dei cittadini. Questa sentenza obbliga la Giunta regionale a decisioni trasparenti e immediate”.


Conclude Porchietto: “L’assessore Saitta deve spiegare come, a seguito della sentenza del Tar, stanzierà i fondi per coprire i costi delle prestazioni. Perché è chiaro, se si legge la delibera della Giunta regionale di dicembre 2014 – di riparto alle Aziende Sanitarie del F.S.N. indistinto - che i 270milioni di euro che ha distribuito in più alle ASR non saranno sufficienti visto che i cosiddetti extra Lea dovranno essere finanziati con risorse ulteriori, proprio perché il Fondo Sanitario Nazionale non potrebbe ad oggi essere utilizzato per finanziare gli extra LEA. Mancherebbero 150milioni di euro all’appello e confido che Saitta ci vorrà dire se ci saranno tagli di altri servizi. Anche perché ora i Consorzi batteranno giustamente cassa. Il 2014 ad oggi infatti, con l’annullamento della delibera, ha uno scoperto”.


“Vedo due ordini di problemi su questo punto – aggiunge Pichetto –. La possibile continuazione della politica delle anticipazioni di cassa con le banche imposta alle Asl, proposta in fretta e furia proprio lo scorso 28 gennaio per gli ‘assegni di cura’  e qualche giorno dopo, proprio per i contributi SLA: con la quale si crea solo  extra debito sul bilancio regionale visti gli interessi salati e la crescita della quota per oneri finanziari. E poi la questione della cassa. Dopo la sentenza la Regione, dovrebbe aumentarne la dotazione per il pagamento dei fornitori. Ma visto che di soldi ce ne sono pochi vorremmo sapere quali fornitori verranno sacrificati sull’altare del Tar. Saitta farà bene ad andare a Roma per comprendere se questa sentenza farà cambiare opinione al Mef e al Ministero della Salute oppure se la Regione si dovrà fare carico da sola di coprire l’ennesima spesa creata perché in sei mesi l’assessore non si è attivato efficacemente per risolvere la questione. Alla fine resta comunque la domanda: se il F.S.N. non si può utilizzare per la voce extra-LEA e, del pari, l’assessore ha sbandierato che il sistema reggerà sulle sole risorse nazionali, senza ulteriori assegnazioni regionali, come potrà correttamente essere consentita la prosecuzione degli interventi a favore delle famiglie?”.