Claudia Porchietto

Fiat, Porchietto al Tgcom: da Monti mi aspetterei la richiesta di un tavolo europeo sulle politiche industriali

20.09.2012 Print

“Dal presidente Mario Monti mi aspetterei un deciso salto di qualità nel dibattito su Fiat capace di spostare la discussione sul futuro del comparto auto da disquisizioni di carattere meramente nazionale alla creazione di un vero e proprio tavolo strategico permanente a livello europeo sulle politiche industriali comunitarie. È indispensabile insomma iniziare a parlare con la Cancelliera Merkel non solo di politica economica e monetaria ma anche di politiche industriali dell’Ue”. Lo ha dichiarato Claudia Porchietto questa mattina a margine dell’intervista al Tgcom24 che le ha chiesto quali istanze muoverebbe l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte al presidente del Consiglio sul caso Fiat.

“Non può sfuggire a nessuno che la crisi di questo comparto investe un intero continente e non solo un’azienda italiana. Ma d’altra parte lo stesso discorso vale anche per il settore degli elettrodomestici. L’Europa deve superare gli egoismi nazionalistici e interrogarsi seriamente se voglia ancora scommettere sull’auto e sugli altri comparti che da sempre ci vedono leader nel mondo.”. ha detto l’esponente della Giunta Cota che continua: “A Monti poi domanderei di agire senza più ritardi nella definizione di una rinnovata politica industriale nazionale e chiederei di non lasciare da sole le Regioni. Da un lato infatti questo paese ha sete di qualcuno che segni un solco da percorrere per vincere la sfida della competitività e dello sviluppo. Non è credibile pretendere che le Regioni risolvano problemi che nascono da un gap di politiche a livello nazionale continuando però a tagliare i trasferimenti statali: se siamo centri di soluzione allora dobbiamo essere dotati di risorse adeguate. Gli enti locali hanno già messo in campo tutto quanto era loro possibile per attenuare gli effetti della crisi”.

“Il futuro di Fiat ci preoccupa molto – ha concluso Porchietto –. La crisi di Fiat è infatti anche la crisi di centinaia di imprese dell’indotto e di migliaia di famiglie italiane. Si devono difendere i livelli occupazionali e quelle aziende che da sempre costituiscono la palestra dell’eccellenza italiana. I lavoratori di questo comparto costituiscono un know how di alto livello invidiato e ricercato da tutto il mondo e quindi meritano rispetto e attenzione”.