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40mila addetti per il settore moda in Piemonte

20.11.2013

L’Italia è uno dei Paesi di maggior rilievo al mondo per la concezione e realizzazione di capi, tessuti, scarpe, accessori e idee legate alla moda. A livello europeo, si posiziona al primo posto precedendo Paesi come Francia, Inghilterra, Spagna e Germania. Il fatturato della filiera moda nazionale, nel 2012, si attesta fra i 60,3 e gli 83,2 miliardi di euro, a seconda che si prendano in considerazione solo produzioni tessili, abbigliamento, pelletteria e calzature, o che si allarghi l’osservazione anche alla concia, agli occhiali, all’oreficeria e alla gioielleria. Le 110.897 imprese nazionali (il 18,3% del manifatturiero) occupano 834.507 addetti (pari al 16,4% del totale del settore industriale) e sono riuscite a esportare 43 miliardi di merci e servizi, pari a circa il 12% delle esportazioni manifatturiere nazionali.

In Piemonte hanno la propria sede legale 4.866 imprese legate al comparto moda, per un totale di oltre 40mila addetti. Di questi, più della metà (26mila) sono impiegati nel settore tessile. All’interno della regione vi sono alcuni distretti in cui sono concentrate specificità produttive ed eccellenze storiche: su tutti emerge quello di Biella (che comprende anche parte del vercellese), specializzato nella lavorazione della lana. Per numerosità (assoluta e relativa) degli occupati, il distretto tessile biellese si colloca al terzo posto in Italia (dopo Prato e Busto Arsizio). Altri distretti del tessile sono presenti in provincia di Novara, a Chieri e a Cocconato d’Asti. Torino vanta, invece, un’alta concentrazione di imprese legate all’abbigliamento.

Per capire meglio le caratteristiche e le dinamiche di un settore così importante, nel mese di gennaio 2013 è stata condotta un’analisi campionaria presso le imprese regionali della moda specializzate nei 4 settori di indagine: tessile, articoli di abbigliamento, articoli in pelle e pelliccia, e design di moda per la manifattura. La selezione dei 458 intervistati ha permesso di ottenere un campione rappresentativo dei mestieri presenti nella filiera piemontese, dei territori provinciali con i loro cluster locali, delle dimensioni e delle forme giuridiche in cui sono organizzate le imprese della moda regionale. Le dimensioni medie del campione riflettono quelle della filiera: il 66,2% è rappresentato da micro imprese, il 21,6% da piccole imprese (con un massimo di 50 occupati e 10 milioni di euro di fatturato), il 10,9% da medie imprese (con un massimo di 250 occupati/50 milioni di euro di fatturato); ci sono poi 6 grandi imprese (l’1,3%), con diverse centinaia di occupati e milioni di euro di giro d’affari.

Una peculiarità della filiera piemontese è quella di essere caratterizzata da solidi legami, commerciali e non, fra le imprese: circa il 70% degli intervistati ha almeno un fornitore attivo all’interno della regione.

Le imprese del campione che nel corso del 2012 sono riuscite a vendere i propri prodotti o servizi all’estero sono 191, pari al 42% del campione; fra le società di capitale, la quota degli esportatori supera il 68% e fra le imprese medio-grandi quella del 70%. Su 100 euro fatturati dalla filiera piemontese, 44 provengono dall’estero. Questa percentuale sale al 53,4% se si prendono in considerazione solamente le imprese che esportano.

La maggior parte delle imprese del campione ha subìto un calo del proprio fatturato nel 2012 rispetto al 2011; 102 imprese (circa 1 rispondente su 4) hanno stabilizzato i propri ricavi sugli stessi livelli del 2011, mentre 91 imprese hanno segnato una crescita, che complessivamente è stata dell’11,4%. Le risposte delle 91 imprese che riescono a crescere anche nel 2012 forniscono diverse indicazioni sui fattori che facilitano il successi produttivi e commerciali. La dimensione e la strutturazione delle società non sono fattori sufficienti, ma aiutano: il 60% di queste 91 imprese è infatti una società di capitale. I mercati maggiormente premianti sono quelli di gamma medio-alta e le piazze estere: infatti, il 61,5% di queste 91 imprese esporta; parallelamente, fra coloro che si rivolgono a un mercato medio-alto, meglio ancora se del lusso, è cresciuta 1 azienda su 3.
Si rivela premiante, inoltre, la maggiore attenzione alla spesa in R&S (il 56% di questo sotto campione conduce attività formalizzate nel campo, contro il 42,8% del totale degli intervistati) e alle innovazioni come quelle relative ai materiali.

a principale richiesta delle imprese ai decisori pubblici si concentra sulla riduzione dei costi (lo chiede il 60% degli intervistati): da quelli legati alla tassazione, anche sul lavoro, agli interessi sui debiti, ai costi dell’energia. La riduzione degli ordini e l’allungamento dei tempi di pagamento delle fatture determinano ulteriori criticità, come la mancanza di liquidità e la difficoltà di autofinanziamento, spingendo la richiesta di un più semplice accesso al credito, anche per poter investire in nuovi prodotti e processi e nella rete commerciale nazionale ed estera. Altre esigenze segnalate riguardano il supporto sui mercati internazionali e alla rete distributiva, oltre che una maggiore attenzione alla formazione.

 

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