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I dati nazionali raccontano una sanità piemontese d'eccellenza

04.11.2013

L’analisi dei dati del Piano Nazionale Esiti - elaborato dall’Agenas per conto del Ministero della Sanità - dimostra che, nel complesso, la sanità piemontese è di ottimo livello. Il PNE consente di “misurare” in maniera oggettiva la qualità dei servizi sanitari regionali e delle strutture ospedaliere del Paese. Si salvano più vite, ci sono dei tempi di risposta migliori su tutta una serie di patologie che sono quelle più importanti e questo avendo risparmiato 400 milioni grazie alla riorganizzazione dei servizi, secondo il piano di rientro che è stato imposto appena insediata la Giunta Cota. La verità è che la riforma funziona e i dati oggettivi lo confermano.

Le ottime performance del servizio sanitario piemontese sull’infarto miocardico acuto, per citare come esempio uno dei dati più significativi dimostrano l’efficacia del nostro sistema di 118 unito a strutture di riferimento in grado di intervenire su ogni tipo di emergenza o complicanza: se nel 2009 si portavano i pazienti in 45 presidi, molti dei quali evidentemente inadeguati, oggi il 118 porta gli infartuati   soltanto nei 28 presidi ospedalieri più attrezzati. E i dati dimostrano che questa riorganizzazione ha già   salvato tante vite, a dispetto delle polemiche di chi cerca di strumentalizzare la sanità per ragioni politiche o di chi cerca di difendere il suo piccolo centro di potere.

In base agli ultimi dati del 2011, il Piemonte era sopra la media nazionale nella griglia dei livelli essenziali di assistenza (Lea). Oggi  abbiamo voluto dare atto del buon lavoro complessivo di tutta la sanità regionale. La riconversione degli ospedali ha fatto sì che si intervenga in modo appropriato con ricoveri mirati a seconda della casistica, migliorando la qualità dell’assistenza. Siamo impegnati  nella sfida dei Programmi operativi e per ciascun settore abbiamo definito quello che abbiamo in animo di fare.

Bisogna considerare lo sforzo profuso in una situazione difficile, determinata da condizioni pregresse che i tavoli ministeriali non hanno potuto fare altro che certificare. Anzi, occorre apprezzare lo sforzo di tutte le componenti volto a concentrare le risorse per garantire un efficace servizio ai cittadini. Sono stati presi in considerazione gli esiti relativi alle malattie che, con elevata frequenza, determinano ricoveri ospedalieri e necessitano di assistenza territoriale successiva al ricovero, ad esclusione delle neoplasie per le quali il PNE non rende disponibili i dati della serie temporale 2007-2012.

Si tratta, in particolare:
- delle malattie cardiovascolari (infarto miocardico acuto, valvulopatie cardiache, scompenso cardiaco congestizio);
- delle malattie cerebrovascolari (ictus);
- delle malattie dell’apparato respiratorio (broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata) BPCO;
- dei traumi (frattura del collo del femore, frattura della tibia-perone).


Il PNE esamina 8 indicatori relativi all’infarto miocardico acuto (IMA), 6 dei quali sono principalmente correlabili alla qualità dell’assistenza ospedaliera, misurando la mortalità a 30 giorni, mentre 2 possono essere messi in relazione principalmente alla qualità dell’assistenza territoriale (specialistica ambulatoriale, medici di medicina generale, farmaci, assistenza domiciliare), misurando la mortalità e le complicanze a 1 anno.

Per quanto riguarda le altre malattie cardiovascolari analizzate, ovvero le valvulopatie cardiache e lo scompenso cardiaco congestizio, sono disponibili i dati relativi alla mortalità a 30 giorni, così come per l’ictus, la BPCO riacutizzata e le fratture del collo del femore e della tibia-perone che, pertanto, esprimono principalmente misure del livello qualitativo riferito all’assistenza ospedaliera.

I tassi di mortalità e delle complicanze non sono grezzi, ma “aggiustati” in quanto, negli studi osservazionali la valutazione comparativa degli esiti deve tenere conto delle possibili disomogeneità esistenti nelle popolazioni studiate, dovute a caratteristiche quali età, genere, gravità della patologia in studio, presenza di comorbilità croniche, etc. Per le malattie cardiovascolari (infarto miocardico acuto, valvulopatie cardiache, scompenso cardiaco congestizio) il confronto tra i dati, nel 2012, è sostanzialmente positivo per il Piemonte rispetto alla situazione del 2009 ed anche rispetto alla media delle altre regioni.

Positivo anche il raffronto per quanto riguarda la cura dell’ictus.

Per  le malattie dell’apparato respiratorio (broncopneumopatia cronica ostruttiva riacutizzata) il dato è leggermente negativo rispetto al dato dell’Italia, ma comunque in miglioramento rispetto al 2009. Il dato è, comunque, linea con le altre aree del Nord Italia dove vi sono analoghe condizioni ambientali e climatiche.

In discesa anche i tempi di attesa per gli interventi chirurgici per le fratture del collo del femore e della tibia-perone.
Dal 2009 al 2012 la spesa corrente del servizio sanitario regionale è scesa da 8, 5 miliardi a 8,2 miliardi al netto del valore economico degli ammortamenti.

Certamente ci sono anche zone d'ombra, ma sarebbe bene evitare di raccontare solo quelle e anzi adoperarsi tutti insieme per migliorarle.
 

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