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In Piemonte più di 110mila imprese rosa

03.06.2013

Il Piemonte vanta oltre 110mila imprese guidate da donne, pari al 24,2% del totale regionale, concentrate soprattutto nei settori degli altri servizi (32,4%) e del commercio (27,3%). È quanto emerso dall’indagine “Piccole imprese, grandi imprenditrici 2013” (scaricabile all’indirizzo www.pie.camcom.it/imprenditoriafemminile), presentata oggi da Unioncamere Piemonte e Regione Piemonte nell’ambito del protocollo d’intesa sottoscritto insieme alla Commissione ABI del Piemonte per dare voce all’Osservatorio regionale per l’imprenditoria femminile.

Il numero delle imprese femminili registrate presso il Registro Imprese delle Camere di commercio piemontesi al 31 marzo 2013 ammonta a 110.195 unità, per un tasso di crescita su base trimestrale pari a -0,83%.
Sebbene la base imprenditoriale femminile piemontese continui a subire gli impatti della fase recessiva iniziata a fine 2011, essa mantiene costante la propria quota sul totale delle imprese registrate, pari al 24,2%, dato lievemente superiore a quello nazionale (23,5%).
 
Le imprese femminili si costituiscono prevalentemente sotto forma di imprese individuali (61,5%) e di società di persone (27,9%), mentre soltanto il 9,1% predilige la forma delle società di capitale (quota in lieve aumento rispetto a fine marzo 2013, quando era pari all’8,7%) e l’1,5% quella delle altre forme (che comprendono i consorzi e le cooperative). Sono soltanto le società di capitale a registrare un tasso di crescita positivo (+0,59%), mentre risulta negativa la performance delle altre classi di natura giuridica, in particolare delle imprese individuali (-1,18%).

Le imprese femminili operano soprattutto nei settori del terziario tradizionale, vale a dire negli altri servizi (32,4%), nel commercio (27,3%) e nel turismo (8,8%). Il 15,5% opera nell’agricoltura, il 7,5% nell’industria in senso stretto e il 3,9% nelle costruzioni. Valutando le variazioni trimestrali dello stock di imprese femminili per settore di attività economica, si osserva come soltanto il comparto del turismo sia rimasto stabile, mentre la base imprenditoriale di tutti gli altri settori ha registrato una contrazione.
A livello territoriale, il peso delle imprese femminili è sostanzialmente omogeneo: il gap tra Biella e Alessandria - province in cui la concentrazione di imprese femminili sul totale è rispettivamente la minore e la maggiore - è infatti di lieve entità.

I BILANCI DELLE SOCIETÁ DI CAPITALE FEMMINILI PIEMONTESI


Concentrando l’attenzione sulle società di capitale femminili con sede legale in Piemonte, si osserva come nel 2011 il relativo volume d’affari sia aumentato del 4,6% rispetto al 2010, a fronte di un incremento del 2,3% dei ricavi delle vendite delle società di capitale piemontesi nel loro complesso.

Le società di capitale femminili piemontesi si contraddistinguono per una liquidità sufficiente (indice di liquidità immediata), nettamente migliore rispetto a quella conseguita dall’aggregato complessivo regionale, che manifesta, al contrario, una situazione di lieve squilibrio finanziario. L’incidenza del costo dell’indebitamento finanziario sul volume d’affari (oneri finanziari sul fatturato) si colloca su livelli bassi e risulta nettamente inferiore rispetto a quella che grava sul complesso delle società di capitale piemontesi.

Sul fronte del grado di solidità patrimoniale, le società di capitale femminili finanziano con mezzi propri il 37,55% delle proprie attività (indice di indipendenza finanziaria), quota inferiore rispetto a quella dell’aggregato complessivo regionale.
La performance reddituale delle società di capitale femminili appare, nel complesso, migliore rispetto a quella concretizzata dall’insieme delle società di capitale piemontesi. L’incremento del volume d’affari generato tra il 2010 e il 2011 si è tradotto in una redditività lorda delle vendite positiva: nel 2011, il rapporto tra l’EBITDA e il fatturato delle vendite si attesta al 7,66%, livello che, seppure lievemente inferiore rispetto agli anni precedenti, risulta nettamente superiore al dato medio regionale. Nel 2011, inoltre, le aziende femminili sono riuscite a trasformare in utili i ricavi delle vendite (il valore dell’indice ROE si colloca su un livello positivo e pari al 2,42%), mentre l’aggregato delle società di capitale piemontesi ha conseguito una perdita di esercizio. Anche la redditività del capitale investito (ROA) è risultata positiva e in linea con quella realizzata nel 2010, passando dal 2,84% al 2,89%, attestandosi su livelli decisamente superiori rispetto a quelli medi regionali.

La produttività delle società di capitale femminili piemontesi, misurata attraverso il valore aggiunto pro capite, risulta, invece, inferiore a quella dell’aggregato regionale e in diminuzione rispetto al 2009 e al 2010.

L’INDAGINE SULL’IMPRENDITORIA FEMMINILE IN PIEMONTE

Dall’indagine qualitativa è emerso come la volontà di sviluppare un’autonoma idea imprenditoriale costituisca la motivazione più ricorrente alla base della scelta di mettersi in proprio (indicata dal 43,4% delle intervistate). Tra gli altri fattori che spingono le donne a intraprendere l’attività imprenditoriale, spiccano il desiderio di proseguire la tradizione familiare o la scelta di valorizzare le eccellenze del territorio (28,5%). Significativa, inoltre, anche la quota di coloro che dichiarano di aver avviato l’attività imprenditoriale per la necessità di trovare lavoro (un’impresa su quattro) e per il desiderio di maggior indipendenza e riconoscimento economico (un’impresa su cinque).

Le imprese intervistate segnalano come la qualità dei prodotti/servizi e l’assistenza ai clienti siano i principali punti di forza alla base del modello di impresa “al femminile” (il 71,2% e il 41,9% delle aziende ha, infatti, indicato questi fattori).
Per quanto riguarda, infine, le politiche di conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro, cruciali per l’esercizio dell’attività imprenditoriale, quelle più frequentemente adottate sono l’introduzione di contratti di lavoro part-time e di formule organizzative miste (ad esempio, la banca delle ore) e la possibilità di usufruire di permessi straordinari o del lavoro a distanza.

 

 

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