Intervista al ministro Sacconi – “Sì alle liberalizzazioni ma c’è poco su energia, tlc e trasporto pubblico”"

La nota del governo dice che con queste liberalizzazioni il Pil potrebbe crescere dell’ 11%, i consumi dell’ 8 e i salari reali del 12. Condivide? «Noi appoggeremo il pacchetto liberalizzazioni e la riserva che esprimiamo si riferisce più a ciò che manca. La costruzione di mercati liberi ed efficienti nel nostro Paese richiede ancora altro», risponde l’ ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «C’ è stata – aggiunge – un po’ di demagogia, una bolla mediatica. Ricordo che queste liberalizzazioni erano state largamente anticipate dal pacchetto di agosto. Qui siamo in presenza del completamento di percorsi già avviati».

In quali settori il governo avrebbe dovuto fare di più? «C’ è stata timidezza nell’ affrontare energia, telecomunicazioni, trasporto pubblico e sistema creditizio». Sosterrete il decreto così com’ è o presenterete emendamenti? Monti dice: «Sconsiglio di fare variazioni che dovessero far venir meno la logica d’ insieme». «Ripeto, appoggeremo questo pacchetto, anche se ci saranno degli emendamenti a margine. Il punto però è che non possiamo imbrogliarci con la propaganda…».

Che cosa intende? «Nel 2012 c’ è una grande incognita, che rimane la conquista o meno della stabilità della moneta. Manca lo scambio perfetto tra unione fiscale, messa in comune delle politiche di bilancio, e vero meccanismo di stabilità. Il fondo monetario europeo ha infatti due limiti: i tempi e i modi di decisione, che non garantiscono tempestività, e la finitezza delle risorse. Il tema lievita nel dibattito europeo. In Francia è al centro della campagna elettorale e interessa la gran parte dei Paesi dell’ Unione, consapevoli che un’ Europa baltica è destinata a non essere sostenibile».

Basta il lavorio diplomatico di Monti?

«Deve cercare alleanze affinché la germanizzazione venga almeno in parte corretta».

In quali sedi Roma può fare sentire la sua voce? «Il dibattito parlamentare della prossima settimana sarà un passaggio importante. Da esso dovrà emergere un mandato chiaro al governo affinché cerchi e costruisca alleanze per correggere la prospettiva baltica. Ciò non significa attenuare la disciplina di bilancio, significa anzi incoraggiarla e sostenerla con lo strumento che da tempo invochiamo e la cui mancanza determina le pressioni speculative nei mercati finanziari, e cioè una banca centrale come hanno tutte le altre monete».

E in Italia, quali sono le urgenze che il governo deve affrontare?

«Sostituire le tasse con i tagli di spesa. Il 2012 è l’ anno decisivo per attuare il federalismo fiscale: si devono definire i costi standard della salute e i fabbisogni standard dei Comuni, per ricondurre a controllo quel terzo della spesa pubblica di Regioni e autonomie locali, consentendo di ridurre molte addizionali. C’ è poi un terzo aspetto…».

Quale? «Il ruolo delle banche nei confronti delle industrie. Le banche devono essere portate al centro dell’ attenzione politico-istituzionale nelle loro esigenze di stabilità, di capitalizzazione e nei loro doveri di sostegno all’ internazionalizzazione e all’ innovazione delle nostre imprese manifatturiere. Gli istituti creditizi, negli ultimi anni, hanno cercato utili facili attraverso forti concentrazioni di rischio sostenendo operatori immobiliari e finanziari. Oggi, invece, devono essere ricondotti al primario servizio nei confronti delle imprese manifatturiere».

Come si riesce a ricondurle a questo scopo? «Con la ricapitalizzazione anche ad opera delle fondazioni, che garantiscono la proprietà italiana e il radicamento nei territori, e con il monitoraggio periferico e centrale».

Chi dovrebbe monitorare, se già la funzione di vigilanza è svolta dalla Banca d’ Italia? «Ricordo che il nostro Governo, anche attraverso un ” liquidity day “, aveva attivato sia un tavolo nazionale con banche e imprese sia la raccolta di segnalazioni dei comportamenti anomali attraverso le prefetture. Non dimentichiamo che le banche, recentemente, hanno potuto disporre di finanziamenti agevolatissimi da parte della Bce che solo in poca misura sono stati trasferiti alle imprese. C’ è, infine, un quarto aspetto: la produttività del lavoro».

Con quali strumenti si può stimolare? «Attuando le richieste giunte da tutte le istituzioni, come la Bce, l’ Unione europea, il Fondo monetario, che indicano come priorità le riforme del lavoro».

Come giudica il tavolo sul mercato del lavoro che si apre domani? «L’ ascolto è doveroso nei confronti delle parti sociali. Mi consenta a questo proposito una riflessione che riguarda anche le liberalizzazioni: la capacità riformista consiste nel realizzare un percorso di cambiamento motivando a praticarlo i diretti interessati, cioè coloro che sono costretti a cambiare. Nella vicenda delle liberalizzazioni parziali non sempre questa capacità c’ è stata. Ora dobbiamo conciliare l’ ascolto con la decisione. Non ci possono essere zone franche, argomenti di cui è vietato discutere, tanto più se sono nell’ agenda concordata con l’ Europa».

Che impressione ha? «Il governo è apparso sin qui incerto e, forse, diviso nel suo seno. Attento a mediare tra le diverse opinioni nella sinistra. Ma tra poco dovrà decidere. E noi lo appoggeremo quanto più si conformerà alle indicazioni europee».

Il ministro Passera ha annunciato il blocco del beauty contest per le frequenze tv, cosa che per Mediaset è «una sospensione di legalità». «Faccia il governo una proposta subito, non tra tre mesi. Così avremo modo di vedere se c’ è onestà intellettuale, a partire dalla certezza delle regole, ancor più necessaria per gli operatori minori che hanno fatto investimenti».

Da Il Corriere della Sera di Lorenzo Fuccaro

gennaio 25, 2012 By : cporchietto Categoria : In evidenza Tags:, , , ,
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