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Porchietto ad Airaudo: lo Stato italiano non può essere la prima azienda d'Italia

12.06.2013

Giorgio Airaudo non vorrà il gratta e vinci del mercato, io però ho timore che auspichi l’Iri-zzazione nuovamente del sistema produttivo italiano. Un anelito “mortale” che si evince chiaramente nella sua dichiarazione. Questo è un capitolo di chiari e scuri, (più scuri che chiari) della nostra storia, un già vissuto che speravo archiviato. Rabbrividisco alla riproposizione di uno Stato imprenditore, moloch imprescindibile per offrire occupazione. Lo Stato italiano non deve essere la prima azienda d’Italia.

Dico questo non perché lo “spettro Iri”, con cui flirta idealmente Airaudo, sia sbagliato a prescindere. Anzi ammetto che per un breve periodo funzionò, nel medio termine però ipotecò l’Italia e il futuro degli italiani. E lo scotto lo paghiamo ancora oggi. L’Iri diventò una "nave ospedale", obbligata ad imbarcare e assistere. E questo per le note  ingerenze clientelari dei partiti, delle pressioni sindacali, dei dissesti di varie società private. Ecco perché questo sistema non penso che serva ai lavoratori italiani. Il nostro Paese ha fame di imprese sane, (e non come succede affamate dal pubblico) e che creino lavoro. Non ha certamente la necessità invece di redditi minimi garantiti o posti di lavoro retribuiti dai contribuenti.

La impressionante catena di suicidi che vede protagonisti imprenditori smentisce quanto dice Giorgio Airaudo, cioè che "lo Stato e gli enti locali hanno fatto fare quello che volevano agli imprenditori". Il Governo ha abbandonato gli imprenditori, o ancor peggio ha preferito affidarsi contribuzioni a pioggia per dare contentini di qua e di là. Una visione miope e non strategica che ci sta condannando all'attuale declino. Non registro politiche industriali e di alleggerimento fiscale degne di questo nome da almeno Venticinque anni. Anzi gli onorevoli italiani hanno lasciato commissariare in silenzio il Ministero delle Attività Produttive dal Ministero delle Finanze...

L’unica frustrazione che provo è nel vedere come i parlamentari non abbiano ancora capito che dovrebbero concentrare le proprie forze in idee per riportare l’Italia ad essere centro attrattore d’investimenti e non buttafuori d’idee e talenti. Il tavolo Beltrame, che ho fortemente voluto, va proprio in tale direzione: lavorare tutti insieme per mettere in campo quelle misure utili per rendere nuovamente competitivo il nostro territorio. Una partita che però il Piemonte non può giocare da sola, a prescindere dall’impegno concreto del Governo.

Claudia Porchietto


 

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