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Aziende unite dal Made in Italy

10.09.2012

Una federazione tra grandi nomi del made in Italy. Ecco la ricetta sulla quale credo debba scommettere il nostro Paese e la nostra Regione per superare la crisi. Si tratta di una soluzione alla portata di mano. Una strada concreta per permettere alle aziende italiane di reggere la competizione su quel mercato del lusso internazionale che, nonostante lo spread in continua crescita, offre ancora ampi margini di guadagno e fa sempre più gola alle potenze orientali in rapida ascesa.

I produttori di beni di lusso non hanno finora risentito della crisi economica, soprattutto perché alimentati dalla domanda cinese. I risultati del primo semestre 2012 hanno infatti mostrato come i grandi marchi hanno registrato profitti crescenti, grazie all'aumento delle vendite nei mercati emergenti. Ne è un esempio l'azienda piemontese Zegna, leader mondiale nel settore dell'alta moda che ha annunciato qualche giorno fa la sfida nella moda donna “assoldando” Stefano Pilati, stilista milanese tra i più quotati a livello mondiale. Nonostante la crisi, il gruppo biellese al primo posto nell'abbigliamento maschile di alta gamma ha deciso di investire nella moda femminile e di farlo puntando all'Italia.

Passo non scontato in un'epoca segnata dalla fuga di cervelli all'estero, dalla delocalizzazione aziendale e dall'acquisizione delle nostre eccellenze da parte di investitori stranieri. Non ultimo l'acquisto della casa di moda Valentino qualche mese fa da parte di un emiro del Qatar. Come ha avuto modo di ricordare lo stesso Zegna: "Il mercato sta cambiando, poco per volta si rompono quelle barriere che storicamente hanno impedito agli imprenditori italiani di allearsi e diventare più grandi. Abbiamo un made in Italy di eccellenze, ma a volte ci facciamo prendere dei talenti che restano fuori per sempre, come nel caso di Pilati, un milanese con esperienza internazionale”.

Sono convinta quindi che le opportunità per crescere esistono: perchè esiste un forte modello italianodove il core bussiness è rappresentato dal proprio know how. Ma bisogna lavorare su due elementi, indispensabili per la riuscita e tra loro connessi: le dimensioni delle aziende e la loro capacità di esportare.

E' necessario lavorare quindi su un rafforzamento dell'export affinchè l'impresa possa mediare la caduta di un mercato sotto speculazione con un altro. Una rivoluzione copernicana per l'Italia dei "mille" campanili e delle "mille" micro aziende familiari che significa creare una rete di imprenditori orientati al mercato internazionale e pronti a mettere insieme competenze e innovazione per restare a galla nella competizione globale.

di Claudia Porchietto

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