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Prezzolini: i tecnici, che nullità

14.11.2012
Libero. Scritto da Gianluca Veneziani 

Nel 1914 il direttore de “La Voce” criticò la scelta di mettere alla guida di Firenze quattro burocrati. “Quelli non sanno cos’è un uomo”. Parole di straordinaria attualità

Tutti gli “uomini tecnici” non sanno cosa è “un uomo”. Sanno soltanto cosa è un “uomo tecnico”. Non sanno che cos’è “un uomo”. “Un uomo” è, per esempio, anche i suoi amici. I suoi amici sono il suo prolungamento. “Un uomo” è il suo passato. E soprattutto il suo avvenire, che agisce su quello che gli altri sperano da lui, la fiducia.
(“La Voce”, 15 dicembre 1914).

L’incarico fu dato a quattro senatori. Di questi uno vien definito dal fatto che è il grande maneggione della Crusca, e rappresenta quindi lo spirito della vecchiaia, della pigrizia, dell’impotenza, del parassitismo verbaiolo, del trapassato remoto. Di un altro, per rispetto a quel poco che fu da giovane, ma fu, null’altro diremo che non è più neppure quel poco. Un terzo, illustre professionista, non si è mai occupato di politica. Del quarto non sappiamo nulla, ma certo non ha fatto nulla per illustrarsi. Che cosa potevano capire del momento presente? Che uomini potevano scegliere? (…)
Tutte, in generale, prese personalmente, brave persone; ed io sono il primo a riconoscerlo. Ma tutti insieme l’assoluta nullità, il gruppo che non poteva suscitare nessun entusiasmo. Un vero blocco, ma un blocco di tiepidezza e di garbatezza, dal quale nessuna battaglia poteva essere guidata.
(“La Voce”, 13 luglio 1914)

l’Italia ha degli interessi propri, degli interessi che non sono quelli delle nazioni alla coda delle quali ci vorrebbero portare. Il primo dovere di un paese è l’autonomia. Il miglior modo di collaborare alla civiltà umana è quello di portarvi intatta la propria libertà e la propria natura. Noi non siamo nè la Francia, né la Germania. Sia pure uno di questi paesi più civile dell’altro, noi non tradiremmo la civiltà ponendoci al suo servizio.
(“La Voce”, 28 agosto 1914)

Io credo che se l’Italia non si muoverà il nostro paese sarà finito: sarà finito materialmente se vincono i tedeschi che ci sopraffaranno come sopraffanno tutti. (…) Domando come farà questo Governo a giudicare bene se gli mancherà l’elemento principale, ossia la disposizione del paese. Bisognerà far sapere a questo Governo come la pensiamo noi. Ciò che non si deve fare è la propaganda del quietismo, della rassegnazione al governo, dell’obbedienza bestiale, della disciplina tedesca che, sarà bene ricordarlo a coloro che vogliono un’Italia indipendente dalle altre nazioni, non è la disciplina italiana. L’italiano, è inutile, per quanto metodo tedesco farete ingollare nelle scuole, l’italiano resterà sempre, per sua fortuna, un popolo che vuole essere convinto di ciò per cui si batte.
(“La Voce”, 13 novembre 1914)

È il 13 luglio 1914 quando Giuseppe Prezzolini, allora direttore de “La Voce”, pubblica sulla sua rivista un articolo intitolato “La lista del ‘Marzocco’”. Vi si parla della scelta, a suo dire scellerata, della città di Firenze di nominare a capo dell’amministrazione quattro tecnici, quattro “responsabili”, competenti nel loro ambito, ma a digiuno di politica e incapaci di gestire la cosa pubblica. L’amministrazione avrà infatti vita breve: dopo qualche mese si ritornerà alle urne.
Le parole di Prezzolini suonano di straordinaria attualità. Quando il giornalista fa riferimento a “un salotto, dove tutti sono ammessi, col criterio della buona società, dal quale nessuna battaglia poteva essere guidata”, il pensiero non può non andare all’attuale governo dei professori. Il 15 dicembre 1914, in un altro editoriale su “La Voce”, Prezzolini utilizzerà esplicitamente la parola “tecnici”, per definire questa categoria di persone che non hanno nulla da spartire con la politica, e forse neppure con l’umanità. “Tutti gli ‘uomini tecnici’”, scrive Prezzolini, “non sanno che cosa è un ‘uomo tecnico’”.
Nella condanna non manca una critica ai partiti liberali, che hanno lasciato carta bianca, abdicando al loro ruolo politico. La colpa, avverte Prezzolini, non è solo di chi governa, ma anche di chi ha permesso lo di governare.

 

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