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#2 Alex Aleksey Gukov - medico psichiatra di Villa Cristina

il 26.09.2012 alle ore 14:29 scrive:
(..segue dal comento precedente..) Spero che alla Casa di Cura a Nebbiuno riusciremo a ricreare l'azienda, ed anche quel ruolo professionale e storico che, per più di un secolo ha occupato nella Psichiatria del Nord Italia la Villa Cristina (nonostante le potenziali importanti difficoltà delle visite dei parenti ai ricoverati e dei trasporti dei pazienti stessi). Per quanto riguarda i livelli occupazionali, penso però che in tal modo si riuscirà a mantenerli più nell'ambito della popolazione abitante le aree intorno a Nebbiuno (a confine con la Lombardia), mentre, dei nostri compagni di lavoro, non pochi perderemo. La situazione che si crea sarà difficile da portare avanti per tutti, sia per le donne con i figli piccoli, ma anche per i padri delle stesse famiglie e anche per qualunque persona messa in queste condizioni. Evitando di fare solo la critica, ma arrivando agli aspetti più costruttivi, chiedo a Lei, come alla rappresentante della Regione, di insistere sulle aggiunte, proprio dal punto di vista delle politiche lavorative e dei diritti dei lavoratori, considerando, spero, la segnalazione che ho fatto. Secondo me, nonostante i buoni intenti, alcuni dei diritti basilari dei lavoratori non sono stati salvaguardati. Non posso chiudere gli occhi sul fatto che per molti del lavoratori sarà una prospettiva semplicemente non praticabile, e, pensando a queste persone, che rimarranno senza lavoro (non so quanti, ma parecchi), chiedo di insistere sul dare a loro la possibilità di scelta di una soluzione diversa (parlo della soluzione lavorativa nell'azienda e non di un licenziamento). E con tutto il rispetto verso i nuovi amministratori dell'azienda, che devono purtroppo sopportare queste estenuanti trattative, il futuro dei lavoratori non è in mano solo a loro. Viviamo in uno Stato, e penso che questo può e deve essere scrupoloso nel far rispettare alcune norme, anlcuni diritti e le condizion di vita fondamentali. Un saluto e grazie, perché Lei fa con entusiasmo il pr
#1 Alex Aleksey Gukov - medico psichiatra di Villa Cristina

il 22.09.2012 alle ore 17:05 scrive:
Egregio Assessore, Le sono grato delle posizioni abbastanza nette che Lei ha preso a sostegno dei nostri diritti, e ora mi dispice di "guastare la festa". Voglio però essere obbiettivo e devo informarLa della situazione dei lavoratori. Il trasferimento del luogo di lavoro da Torino a Nebbiuno potrebbe significare per non pochi dipendenti (soprattutto per le donne con bambini ancora piccoli o anche per le persone che già per arrivare a Villa Cristina dovevano attraversare decine di kilometri, ai quali ora si aggiungono altri circa 130 km) una impossibilità di accettarlo, perché una tale lontananza dal luogo di abitazione determina una quantità di ore di assenza da casa sensibilmente maggiore rispetto ad un solito orario lavorativo (ammontando, assieme con il tempo di andata e di ritorno, a circa 11-12 ore al giorno) e dunque, per non pochi, è una implicita prospettiva di licenziamento con la ricerca di lavoro più vicino. Da sottolineare anche che sarebbero dei licenziamenti non proposti dall'azienda, dei quali né l'azienda, né altri parti dell'accordo sarebbero responsabili formalmente, ma implicitamente ne sono purtroppo responsabili). Dunque, mi dispiace, ma non potrei dire ancora che i livelli di occupazione sono stati preservati e che la vicenda è finita. Per non pochi potrebbe solo iniziare la ricerca di un nuovo lavoro.. Importante anche segnalare che i lavoratori, "insieme" ai quali si è arrrivato alla soluzione, sono stati purtroppo la minoranza rispetto a tutto il corpo dei dipendenti e anche questa minoranza è stata informata della soluzione proposta appena prima della riunione conclusiva e come di qualcosa che non ha le alternative. Dunque, anche la parola "insieme" è purtroppo discutibile. Sinceramente mi auguro e spero che alla Casa di Cura a Nebbiuno riusciremo a ricreare l'azienda, ed anche quel ruolo professionale e storico che, per più di un secolo ha occupato nella Psichiatria del Nord Italia la Villa Cristina (il che per me è importa