Interventi

Risposta ordine del giorno n. 499 Pd inerente a “Intervenire con urgenza per evitare la soppressione dei tirocini”

Grazie, Presidente.

Come già indicato nella relazione presentata dal Consigliere Lepri, la Regione Piemonte si è già attivata in merito, in sede di IX Commissione, sin dal primo momento, cioè sin da quando è stato approvato l’articolo 11.

La circolare esplicativa intervenuta successivamente è, comunque, già frutto di un lavoro, anche se necessita ancora di qualche correttivo dal punto di vista degli interventi e delle spiegazioni che la circolare ha riportato.

In realtà, in queste ore, la Regione Piemonte sta predisponendo una circolare, che sarà inviata domani mattina alle Province, per fornire già una prima illustrazione dell’interpretazione data dalla Regione Piemonte sia all’articolo 11 che, chiaramente, alla circolare successiva, anche perché per noi è fondamentale riuscire a perimetrare chiaramente il campo di applicazione dell’articolo 11.

Siccome nell’analisi condotta sia la legge n. 34 che la legge n. 148 fanno riferimento alla stessa tipologia di tirocini, vale a dire quelli formativi e di orientamento, a fronte di una circolare che non ha ancora ben delimitato e chiarito l’ambito applicativo, nelle prossime ore interverremo con una prima circolare esplicativa alle Province.

Detto questo, sul tavolo della IX Commissione c’è comunque un dibattito aperto tra le Regioni e il Ministero del lavoro, per fare sì che ci possa essere ancora un ulteriore intervento in ambito esplicativo o anche, come mi auguro, di natura maggiormente normativa. Questo avverrà sicuramente nelle prossime settimane, quindi la Giunta della Regione Piemonte su questo ordine del giorno non può che essere favorevole.

Claudia Porchietto

Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

ottobre 12, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:,
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Risposta ordine del giorno n. 408 presentato dai Consiglieri Molinari, Carossa e Marinello, inerente a “Situazione occupazionale RDB S.p.A. di Occimiano”

Grazie, Presidente.

Tenuto conto che condivido l’impegno chiesto alla Giunta regionale con l’ordine del giorno, vorrei soltanto sintetizzare, anche se è già stato fatto – non soltanto sulla RDB, ma in questo momento stiamo parlando di RDB, quanto sta facendo la Regione, a prescindere dalla partecipazione formale o meno sui tavoli, anche nazionali, con la Direzione del Ministero dello Sviluppo Economico, Area crisi. C’è un sistematico raccordo, quindi comunicazioni, non dico giornalmente ma quasi, in particolare con il dottor Cassano, su tutte le tematiche e le problematiche delle aziende in crisi della Regione Piemonte.

È chiaro che sulla RDB non c’è soltanto un raccordo con il Ministero, ma c’è un raccordo con i Consiglieri della Provincia di Alessandria, che sistematicamente si tengono in contatto con l’Assessorato; così come il Sindaco di Occimiano ci ha chiesto di essere presenti ad un incontro nelle prossime settimane (proprio in queste ore stiamo concordando la data, che chiaramente verrà verificata con i Consiglieri che vorranno parteciparvi).

C’è quindi un’attenzione particolare anche perché, come è già stato detto, il tavolo ministeriale ha evidenziato alcuni punti oscuri di questa trattativa. Dobbiamo capire anche con l’azienda quali saranno gli impegni che la stessa si assumerà.

Prendo atto dell’ordine del giorno, ma c’erano alcune precisazioni a cui do assolutamente parere favorevole.

Per quanto riguarda i temi non attinenti, credo sia importante attenersi agli ordini del giorno; eventuali esternazioni o polemiche sarebbero più opportune farle in altre sedi.


Claudia Porchietto

Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

ottobre 12, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, , , , ,
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Intervento premiazione Start Cup 2011: “LE RISORSE FSE A SUPPORTO DELLE SPIN-OFF ACCADEMICHE”

Le necessità poste alla base delle politiche regionali per fronteggiare l’attuale situazione di crisi - la qualificazione delle risorse umane, l’adattabilità di lavoratori e imprese, il sostegno all’innovazione e alla competitività del territorio – hanno evidenziato alcune necessità imprescindibili. Da un lato, la necessità di un modello di intervento che veda il concorso delle diverse componenti delle politiche regionali (politiche formative, politiche del lavoro, politiche di sviluppo territoriale e dell’innovazione) sui temi comuni riguardanti il rilancio dello sviluppo economico e sociale del territorio. Dall’altro lato, la necessità  che questo stesso modello di intervento punti su alcuni fattori – in primis l’innovazione e lo sviluppo delle risorse umane e produttive – come elementi fondamentali della strategia di sviluppo regionale, profondamente legati tra loro.

Sul versante delle politiche per l’innovazione, le scelte programmatiche regionali – contenute nel DPSO e nel DUP – hanno tradotto tale esigenza in indirizzi precisi, che vedono tra le priorità da perseguire, per il rilancio in chiave competitiva delle linee di sviluppo dell’economia e della società piemontese, l’innovazione e transizione produttiva alla quale sono chiamati a cooperare, ciascuno nel rispetto delle proprie prerogative, i diversi Fondi attivabili in via ordinaria (L.R. 4/06) e straordinaria (FESR, FSE).

Anche sul versante delle politiche del lavoro e della formazione – tradizionale terreno privilegiato del FSE – le esperienze significative di integrazione tra queste ultime e lo sviluppo produttivo sono diverse.

La filiera della creazione d’impresa, in particolare, rappresenta una tradizione importante sin dalla passata programmazione, che vede il supporto pubblico all’imprenditorialità come creazione di lavoro e sviluppo locale.

La filiera della creazione d’impresa è configurata come un modello di intervento regionale innovativo, che intende coniugare un’offerta di servizi integrati gestiti dalle Province (Azioni 1, 2 e 3), quale strumento di politica attiva del lavoro, con un’offerta diretta a porre in relazione la creazione d’impresa con l’innovazione attraverso il sistema della ricerca regionale, mediante il sostegno – consulenziale e finanziario – a progetti d’impresa derivanti da spin-off  della ricerca pubblica, a gestione regionale (Azioni 4 e 5).

Per quanto attiene i servizi integrati per la creazione d’impresa a gestione provinciale, la Giunta regionale con DGR 22 luglio 2011 n. 50-2382 ha confermato l’importanza di tali interventi mediante l’approvazione dell’Atto di indirizzo “Percorsi integrati per la creazione d’impresa” per il periodo 2012/2013, con una spesa prevista di 7 milioni di euro di fonte FSE.

Il servizio organizzato e gestito a livello provinciale si articola in tre Azioni principali:

-          Azione 1. Interventi di supporto all’imprenditorialità e al lavoro autonomo;

-          Azione 2. Servizi consulenziali per la creazione d’impresa e di lavoro autonomo;

-          Azione 3. Tutoraggio post-avvio.

L’Atto di indirizzo 2012/2013 pur ponendosi in stretta continuità – dal punto di vista dei contenuti dei servizi e della loro articolazione – con quanto realizzato nel triennio precedente, presenta elementi di innovazione: in primis, l’ampliamento dei servizi e del target grazie a un’estensione delle azioni di accompagnamento ex ante a coloro che intendano intraprendere un’attività di lavoro autonomo; su un altro versante, la semplificazione nelle modalità di accesso ai servizi e ai canali di finanziamento ad essi collegati (vincoli di ammissibilità e modalità di finanziamento). Gli elementi di innovazione introdotti risultano funzionali al miglioramento del servizio stesso, in piena coerenza tanto con gli orientamenti comunitari in tema di imprenditorialità, quanto e soprattutto con le mutate esigenze conseguenti ai cambiamenti socio-economici intervenuti negli ultimi anni.

All’offerta su base provinciale, come già anticipato, si è affiancata, oltre ai tradizionali finanziamenti alle nuove imprese create in esito ai servizi provinciali (Azione 4), un’offerta innovativa di servizi mirati a supportare progetti d’impresa derivanti da spin-off della ricerca pubblica, a gestione regionale (Azione 5).  Con D.G.R. n. 41-11445 del 18 maggio 2009, la Regione Piemonte ha approvato l’Atto di indirizzo 2009/2010 “Percorsi integrati per la creazione d’imprese innovative spin off della ricerca pubblica. Strumenti finanziari a sostegno delle nuove imprese” relativo al progetto di sovvenzione globale articolato in:

  • Finanziamenti nuove imprese (Azione 4) la cui dotazione finanziaria per il biennio 2009/2010 ammonta a 6.327.112,71 euro di fonte FSE;
  • Creazione imprese innovative (Azione 5) la cui dotazione finanziaria ammonta a 3.286.868 Euro di fonte FSE.

Nello specifico, l’Azione 5 – attuata da Finpiemonte in partenariato con gli incubatori universitari operanti sul territorio della Regione Piemonte (I3P - Società per la gestione dell’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino; Incubatore di Impresa del Polo di Innovazione di Novara; Incubatore Imprese dell’Università di Torino – 2I3T)  - prevede interventi di consulenza e accompagnamento alla creazione di imprese innovative spin-off della ricerca pubblica da parte dei ricercatori/trici (intesi/e come dipendenti di atenei o enti pubblici di ricerca o dottorandi/contrattisti/studenti che abbiano effettuato significativa attività di ricerca su un tema specifico, oggetto di creazione dell’impresa stessa). Gli interventi sono inseriti all’interno di percorsi strutturati che vanno dallo stimolo dell’attitudine e della capacità imprenditoriale dei medesimi  all’accompagnamento volto a trasformare un’idea innovativa in un progetto imprenditoriale concreto, fino al sostegno alla nascita dell’impresa e alle sue prime fasi di attività.

Il percorso di sostegno è articolato in 4 principali linee di attività (Fasi):

a.      attività di animazione preliminari alla creazione di nuove imprese spin-off della ricerca pubblica, volte a stimolare l’attitudine imprenditoriale e ad individuare nuove idee imprenditoriali;

b.      attività di formazione e consulenza/tutoraggio finalizzata alla verifica della effettiva validità dell’idea e alle sue concrete possibilità di trasformarsi in impresa, fino alla redazione del business plan;

c.       attività di tutoraggio e accompagnamento imprenditoriale nei confronti degli aspiranti imprenditori (o team imprenditoriali), nel passaggio dal business plan all’impresa, e delle neo imprese, come necessario complemento ai servizi offerti nella fase precedente;

d.      sostegno finanziario alle nuove imprese create.

La successiva Convenzione – siglata tra la Regione Piemonte e Finpiemonte SpA e  approvata con D.D. il 17/07/2009 – ha ulteriormente specificato l’impianto organizzativo e attuativo e ha definito ruoli e responsabilità nell’attuazione degli interventi previsti, attribuendo – relativamente all’Azione 5 – a Finpiemonte la gestione complessiva delle sovvenzione e l’erogazione del sostegno finanziario alle nuove imprese e agli Incubatori universitari la parte più strettamente realizzativa degli interventi.

Per quanto concerne le linee di attività sopra riportate, esse si specificano come segue:

Fase a) Attività preliminari alla creazione di nuove imprese spin-off della ricerca pubblica, volte a stimolare l’attitudine imprenditoriale e ad individuare nuove idee imprenditoriali.

Questa linea di attività prevede due azioni, strettamente interrelate e complementari:

-       organizzazione di attività di animazione, sensibilizzazione e divulgazione con l’obiettivo di sostenere la diffusione della cultura imprenditoriale tra i ricercatori; tali attività possono assumere la forma di workshop, seminari, eventi di comunicazione e business plan competitions;

-       attività di scouting mirate ad individuare idee di ricerca suscettibili di originare iniziative di carattere imprenditoriale presso gli atenei e i centri di ricerca pubblici.

Fase b) Attività di formazione e consulenza/tutoraggio finalizzata alla verifica della effettiva validità dell’idea e alle sue concrete possibilità di trasformarsi in impresa, fino alla redazione del business plan

Questa linea di attività prevede azioni di formazione e consulenza/tutoraggio, individuali e/o di gruppo, volte ad accompagnare l’aspirante imprenditore (o il team imprenditoriale) nel percorso dall’idea di impresa alla redazione di un business plan. Tali azioni si concentrano sui seguenti temi:

-         analisi tecnica sulla fattibilità, sul livello di innovatività e sul grado di sviluppo dell’idea;

-         analisi del contesto generale in cui si inserisce l’attività imprenditoriale e definizione della filiera produttiva con l’individuazione di soggetti di interesse all’interno della stessa;

-         analisi del mercato e della concorrenza;

-         definizione del modello di business;

-         definizione della strategia di protezione della proprietà intellettuale;

-         elaborazione del piano di marketing;

-         definizione della struttura operativa dell’impresa;

-         definizione del piano implementativo, in relazione all’analisi dei rischi a cui è soggetta l’iniziativa imprenditoriale;

-         team assessment;

-         scelta della forma giuridica, adempimenti societari, contrattualistica, accordi tra azionisti, patti parasociali;

-         pianificazione economico-finanziaria

-         stesura del business plan definitivo.

Fase c) Attività di accompagnamento imprenditoriale

Questa linea di attività prevede due sottofasi:

-         sottofase c1) Azioni di tutoraggio e accompagnamento nei confronti degli aspiranti imprenditori (o team imprenditoriali), nel passaggio dal business plan all’impresa,

-         sottofase c2) Azioni di tutoraggio e accompagnamento nei confronti delle neo imprese.

Le attività della sottofase c1) sono focalizzate sulle seguenti tematiche:

-         supporto nell’acquisizione di capitale di debito e nei rapporti con le banche;

-         azioni di team building;

-         supporto alla ricerca e alla selezione del personale;

-         ricerca di partner commerciali;

-         verifica strategico gestionale di impresa;

-         supporto di tipo legale;

-         presentazione del progetto d’impresa a potenziali investitori;

-         supporto nella trattativa per l’ingresso di nuovi soci finanziatori;

-         assistenza fiscale e di consulenza del lavoro;

-         verifica di brevettabilità, ricerche pre-brevettuali;

-         ricerca di partner tecnologici e produttivi.

Le attività della sottofase c2) saranno focalizzate sulle seguenti tematiche (ma potranno anche coprire le tematiche evidenziate per la sottofase c1), come necessario complemento al percorso di tutoraggio e accompagnamento):

-         supporto alla presentazione di domande di finanza agevolata;

-         supporto all’acquisizione del cliente;

-         promozione delle imprese in eventi e fiere;

-         verifica dell’efficacia dell’attività di marketing;

-         supporto nel controllo di gestione con strumenti software adeguati;

-         supporto all’internazionalizzazione.

Fase d) Sostegno alle nuove imprese

L’azione prevede la concessione di:

-         un contributo forfetario ‘in conto esercizio’ per la fase di avvio dell’impresa. Il contributo consisterà in euro 3.000,00 euro lordi per il titolare e per ciascuno dei soci lavoratori della neo-impresa, fino a un massimo di 5.

-         un contributo in conto capitale, fino ad un importo massimo di euro 3.000,00 a copertura delle spese relative alla costituzione dell’impresa (ditta individuale o società) e alle sue prime fasi di attività, che si sostanziano in:

- parcella notarile riguardante la costituzione dell’impresa;

- contratti per gli allacciamenti e i collegamenti delle utenze (esclusi i canoni);

- spese di promozione e pubblicità (ivi compresa la partecipazione a fiere);

- spese per l’iscrizione alla C.C.I.A.A.

Le attività di cui alla sottofase c2) (tutoraggio e accompagnamento nei confronti delle neo imprese) ed alla fase d) (sostegno alle nuove imprese) saranno erogate in regime “de minimis”, ai sensi della vigente normativa di riferimento.

Il Bando, pubblicato da Finpiemonte sul BURP n. 40 del 8/10/2009, ha reso infine operativa la possibilità di accesso per ricercatori e ricercatrici  ai servizi relativi alle fasi b) Formazione e consulenza/tutoraggio e c) Accompagnamento imprenditoriale.

La selezione da parte di Finpiemonte e dei tre Incubatori universitari è aperta a:

  • idee di impresa per le quali si intende usufruire delle attività di formazione e consulenza/tutoraggio nei confronti degli aspiranti imprenditori (o team imprenditoriali) finalizzate alla verifica della effettiva validità dell’idea e alle sue concrete possibilità di trasformarsi in impresa, fino alla redazione del business plan;
  • business plan per i quali si intende usufruire delle attività di tutoraggio e accompagnamento nei

confronti degli aspiranti imprenditori (o team imprenditoriali), nel passaggio dal business plan all’impresa; potranno essere presi in considerazione anche business plan che siano stati sviluppati indipendentemente dalle attività di cui al punto precedente;

  • imprese già costituite per le quali si intende usufruire delle attività di tutoraggio e accompagnamento nei confronti delle neo imprese; non potranno essere prese in considerazione neo imprese che si siano costituite indipendentemente dalle attività di cui al punto precedente.

I dati di monitoraggio regionale all’Azione 5 indicano che al 31/12/2010 sono stati validati 34 business plan e sono state create 17 nuove imprese, coinvolgendo complessivamente 528 ricercatori/ricercatrici.

Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

Claudia Porchietto

ottobre 4, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:,
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“La futura politica di coesione. Programmi comunitari nazionali e regionali” richiesta di sessione straordinaria opposizioni

Grazie, Presidente.

Solo alcuni passaggi in più in merito a quanto già evidenziato dal collega Giordano, in particolar modo per quanto riguarda il tema legato soprattutto al FESR.

Mentre seguivo con attenzione l’intervento della Consigliera Bresso, ricordavo quando a Roma, qualche mese or sono, abbiamo partecipato ad un incontro in qualità del suo ruolo in ambito europeo e alcune riflessioni in merito alle politiche di coesione erano già state fatte.

Tra le altre cose, proprio questa mattina i nostri Uffici sono presenti ad un incontro a Roma in cui si sta aprendo un ragionamento, che sarà poi di natura più tecnica, ma ci sono alcuni passaggi che credo sia importante sottolineare anche nei ruoli e negli equilibri in ambito europeo, che si stanno sviluppando sulla tematica. È vero che si sta parlando di tre aree anziché di due, ma è anche vero che sappiamo esserci, in questo momento, un grosso problema con l’Inghilterra che, in realtà, non sta riconoscendo le definizioni e i criteri che parrebbero essere stabiliti, o comunque valutati – vedo che la Consigliera Bresso annuisce su questa materia – il che potrebbe generare, in particolare sulla tematica e sulle zone di competitività, dei problemi in termini non solo di risorse, ma anche di condivisione di obiettivi da raggiungere.

Vorrei solo soffermarmi su alcuni passaggi per non ripetere quanto già detto dall’Assessore Giordano, che riguardano, nello specifico, la Regione Piemonte, per quanto attiene ai target raggiunti, tenuto conto che stavamo facendo un ragionamento su una programmazione partita in un momento in cui la crisi non era ancora così definitiva e così impattante, in particolare in Piemonte. Tutto questo ci portava a fare delle valutazioni, in particolare sulle politiche di coesione e su quello che per noi è il Fondo Sociale Europeo e come va utilizzato.

Tema tasso di occupazione. Il target era del 75%. Credo sia difficile per chiunque, non solo per la Regione Piemonte, poter mantenere un target così elevato, a prescindere dalle misure di intervento e dalle attese politiche sia industriali sia di sostegno all’occupazione e al reddito.

C’è però un passaggio fondamentale che stiamo sottolineando in questi giorni, perché ritengo sia fondamentale anche per quanto riguarda le strategie future della Regione Piemonte, quindi la riprogrammazione non soltanto dei fondi europei, ma anche il ragionamento sulle politiche che andremmo a fare in questa legislatura, che riguarda la dispersione scolastica.

Da questo punto di vista, la Regione Piemonte è, fortunatamente, ampiamente sopra.

Occorre rendere merito alle politiche fatte negli ultimi 15 anni dalla Regione Piemonte che stiamo continuando a portare avanti, perché gli ultimi dati in ambito europeo sono un po’, da questo punto di vista, datati, ma non possono che essere migliorati in questi ultimi due anni, perché si riferiscono alla fine dell’anno 2008 e vedono una riduzione della dispersione scolastica, il cui target a livello europeo era il 10%. La media del Piemonte è del 18,5%, incrementata negli ultimi due anni, quindi siamo ampiamente sopra, anzi, abbiamo raddoppiato il target in ambito europeo.

Allo stesso modo è stato fortemente importante ed impattante la riduzione delle persone a rischio di povertà.

Ho sottolineato questi passaggi perché ritengo che nell’architettura delle politiche di coesione, e in particolare nell’utilizzo dei fondi legati al Fondo Sociale Europeo, vi sia un problema, e di questo anche il Consiglio regionale, nelle prossime discussioni, dovrà tenere conto, perché sarà una posizione che dovremo portare a livello europeo.

Il FESR ha una maggiore visibilità, soprattutto per le materie su cui viene utilizzato, e che quindi finanzia, ma al riguardo dovremmo tenere in mente che gli obiettivi legati al Fondo Sociale Europeo, in particolare l’aumento dell’occupazione, il contenimento della dispersione scolastica e l’incremento dei laureati, sono dei parametri che, dal punto di vista internazionale, sono presi a base delle valutazioni di qualsiasi soggetto che ritiene di voler venire ad investire nella nostra regione.

Credo quindi che sia importante non semplicemente utilizzare il Fondo Sociale Europeo quale corollario del FESR, perché il FESR deve avere non solo vita propria, ma un’opportunità di investimento e di flessibilità maggiore in questa prossima programmazione che ci permetta, attraverso interventi mirati e specifici che stanno dando importanti risultati in ambito piemontese, di essere un biglietto da visita per le politiche di insediamento produttivo in Piemonte.

È chiaro che il circolo è molto chiuso e vizioso, ma credo che sia importante, alla luce della nostra tradizione e dei risultati che stiamo portando. La Regione Piemonte, come ricordavamo qualche settimana or sono, è la Regione capofila in un ambito che ritengo fondamentale, che è l’alta formazione, quindi la parte estremamente elevata di un processo che parte sicuramente dalla dispersione scolastica e che utilizza molti strumenti, non solo il Fondo Sociale Europeo, ma i fondi statali e quelli regionali. Tale processo ha un suo percorso che si completa con un’alta formazione, quindi con un inserimento lavorativo di persone che hanno un’esperienza che parte sicuramente da un elevato apprendimento scolastico, ma che gli permette di concludere il ciclo di studi con un’esperienza professionale estremamente elevata.

Credo che questi siano passaggi significativi che vanno fatti e che il Consiglio regionale debba fare una valutazione al proprio interno, per verificare quali saranno i segnali forti che dovremmo dare, a fronte di un’autorevolezza che la Regione Piemonte si porta in dote, nel momento in cui si dibatte a livello nazionale.

Vorrei solo aggiungere un passaggio, per quanto riguarda il tema della concentrazione su alcune tematiche specifiche.

Personalmente le ritengo sicuramente fondamentali, ma anche qui – lo sottolineo – vanno vagliate in funzione della nostra specificità territoriale; pertanto è fondamentale, da questo punto di vista, condurre un’azione attenta e non limitarsi ad essere corollario in quelle che saranno le scelte a livello nazionale, che dovranno vedere le Regioni che sono all’interno dell’area competitività condividere alcuni percorsi.

Credo che sia necessario, da questo punto di vista, prevedere sicuramente un Regolamento generale in cui ci sia un elenco, non troppo numeroso, di temi prioritari, in cui fissare una soglia minima. Penso che sia fondamentale, così come credo sia fondamentale, a livello nazionale, avere, a partire dai piani nazionali di riforma, obiettivi che siano credibili e connessi a Europa 2020. Che sia poi necessario trasformarli in funzione delle risorse effettivamente disponibili per le politiche di coesione comunitarie nei contratti di partnership e nella programmazione operativa, non ci sono dubbi; così com’è necessario misurare l’efficacia dei piani operativi, attraverso un numero ristretto, ma comunque differenziato, da Regione a Regione, di obiettivi specifichi e connessi.

Sottolineo ancora un passaggio che ritengo fondamentale: come migliorare da valutazione, a prescindere dal mantenere o meno ciò che avevamo nella programmazione 2000-2006, vale a dire la premialità che, ricordo, sulla Regione Piemonte ha portato un plus di 54 milioni di euro. Questo significa che la Regione Piemonte, a partire dall’anno 2000, ha saputo fare delle politiche e utilizzare queste risorse in modo attento, tale per cui la premialità è arrivata a casa; pertanto sappiamo che questo lavoro è stato fatto.

Penso che sia altresì fondamentale, da questo punto di vista, nel momento in cui si ragiona sui sistemi di valutazione, così come sta già facendo la Regione Piemonte, che ha incaricato, anche se non era obbligata, un valutatore indipendente, trasferire questo sistema di valutazione come best practice anche sulle altre Regioni.

Ricordo che i risultati dipendono dalle Regioni, ma poi c’è un ragionamento condiviso e comune che fa sì che l’azione politica nazionale, per quanto riguarda le azioni di riparto di obiettivi, sia elemento fondante per ottenere non solo maggiori risorse, ma indicazione di obiettivi sicuramente attinenti alle nostre politiche di coesione e, complessivamente, alle politiche sociali. Grazie.

Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

Claudia Porchietto

ottobre 3, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, , ,
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Risposta interrogazione a risposta immediata “Crisi Consorzio CSEA e futuro dei lavoratori”

Vorrei solo comunicare alla Consigliera Cerutti che non sono in grado di fornire la documentazione scritta perché, tenuto conto del breve tempo e della delicatezza della situazione, ho ritenuto importante poter rispondere “a braccio”; credo però che poi ci sarà modo di confrontarsi.

Riprendo solo alcuni passaggi in merito alla sua esposizione, Consigliera, perché ritengo importante non generare degli equivoci in premessa per poi definire l’impegno che sta chiedendo alla Giunta di prendere con l’interrogazione. Per prima cosa da quasi un anno il mondo della formazione è a conoscenza di quelle che saranno nel 2012 – e sottolineo: nel 2012 – le riduzioni di risorse che l’Assessorato dovrà apportare. Ho sottolineato il 2012 perché fosse chiaro che, nel caso specifico di CSEA, la tematica della crisi di liquidità che in questo momento dichiara l’Agenzia formativa nulla ha a che vedere con quelle che saranno le riduzioni del 2012, programmate con un anno di anticipo insieme alle due Associazioni che rappresentano le Agenzie formative, vale a dire FORMA e CENFOP.

C’è un tavolo con le Associazioni che rappresentano le Agenzie formative – tra l’altro l’Amministratore Delegato di CSEA è Vicepresidente di una delle due – che viene sistematicamente convocato nel momento in cui o la Regione o le Agenzie ritengano opportuno farlo e c’è un lavoro periodico di verifica, attivato ormai da settembre dell’anno scorso, sia per quanto riguarda le tematiche legate alla Direttiva sull’obbligo di istruzione sia per quanto riguarda le altre Direttive più ampie “Mercato del lavoro” e “Occupati”. Tenevo a sottolineare questo perché credo sia importante distinguere il tema delle risorse regionali rispetto – la metto tra virgolette, così com’è stata definita dagli organi di stampa – alla “crisi dell’Agenzia formativa CSEA”.

Nell’ultimo anno, a partire dal 13 dicembre 2010, di concerto con le rappresentanze sindacali e con la partecipazione a fasi alterne dell’Agenzia formativa, io ho convocato un tavolo con la Provincia e il Comune di Torino, in quanto ente di riferimento – avendo quasi il 20% della partecipazione, è il socio di riferimento di maggioranza relativa all’interno del Consorzio CSEA – e abbiamo sempre condiviso i passi significativi da fare.

Non da ultimo, il 2 agosto ho partecipato ad un incontro al quale era presente il Vicesindaco Dealessandri, che ha la delega al lavoro, e il Presidente dell’associazione cui è iscritta Csea, vale a dire il dottor Viano. Abbiamo ragionato in termini di eventuale supporto, offrendo massima disponibilità a Csea per riuscire a trovare, comunque, una soluzione ad una necessaria riorganizzazione che, però, non parte.

Già dal 13 dicembre dell’anno scorso il tavolo con le rappresentanze sindacali aveva individuato un numero importante (ma chiaramente non significativo rispetto ai numeri degli occupati) di persone che avevano maturato i requisiti per la richiesta di pensionamento, ma che portavano ancora la loro professionalità e competenza al servizio di CSEA. Ciò perché dalle stime che erano state fatte dall’Amministratore Delegato, ma mai presentate su supporto cartaceo – lo sottolineo – la stima di un sostanziale pareggio economico per l’agenzia formativa si poteva raggiungere attraverso il pensionamento di queste persone. Sottolineo anche, a fronte di quello che stava dicendo precedentemente, che il tema degli anticipi che permetterebbero di risolvere il problema di liquidità, in realtà risulterebbe un’azione tampone. Ricordo, infatti, che la rendicontazione di CSEA è indietro di almeno un biennio; pertanto, gli anticipi erogati oggi su corsi che devono ancora partire, in realtà coprirebbero soltanto una parte dei corsi, la cui rendicontazione, comunque, con risorse che sarebbero in realtà destinate a corsi che si devono ancora avviare, non fa altro che posticipare una situazione ben nota a tutti.

Nei giorni scorsi ci sono state due audizioni in sede di Commissione comunale. Ho parlato con il Sindaco Fassino ancora nel pomeriggio di ieri e sono stata invitata ad una audizione per il 6 ottobre, cui ho dato la mia massima disponibilità, per rispondere al Consiglio comunale di Torino.

Nelle due audizioni precedenti il Vicesindaco audito ha fornito una serie di informazioni relative all’agenzia formativa.

La Regione Piemonte – lo ricordo – non è socio partecipante al capitale, pertanto abbiamo dato la massima disponibilità e riteniamo fondamentale un’azione di riorganizzazione, ma vorrei sottolineare che mai la Regione ha sospeso l’accreditamento.

Non è vero che l’accreditamento è sospeso, ma, a norma di legge, nel momento in cui il DURC non è regolare, la Regione deve avviare le procedure di verifica per valutare se sussistono i presupposti per la sospensione. Tant’è che oggi i corsi sono stati regolarmente affidati dalle Province a Csea e nulla la Regione ha bloccato. Pertanto, rigetto chiaramente quelle imputazioni di responsabilità che nei giorni scorsi sono state mosse alla Regione, perché non abbiamo assolutamente sospeso l’accreditamento.

Do la massima disponibilità, come sto facendo da più di un anno, per risolvere questa situazione. Ritengo che sia importante un forte processo di riorganizzazione dell’Ente per far sì che la situazione patrimoniale reale dell’Ente sia a conoscenza chiaramente dei soci, ma anche delle istituzioni che erogano risorse ma, soprattutto, che danno la possibilità all’Ente, attraverso tali risorse, di poter far fronte ai percorsi in obbligo di istruzione e chiaramente ai percorsi dedicati loro sul mercato del lavoro.

Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

Claudia Porchietto

ottobre 3, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, ,
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Intervento Convegno: “Case in montagna un patrimonio da conservare e valorizzare”

L’attuale crisi del modello industrializzato consumistico non ha ancora espresso, in modo completo, la propria consistenza ma già ha messo in attenzione gli analisti più fini. Si è constatato che le condizioni di vita possono mutare in modo rapidissimo, senza preavviso.

La condizione di crisi ha una radice profonda, non visibile, immateriale, tenuta nascosta. Ma le conseguenze sono immediate e materiali: mancanza di casa, di assistenza, di cibo. Si scopre di dipendere da un mercato che, di colpo, non è più accessibile.

Queste premesse possono aiutare a motivare l’interesse per un grande patrimonio abbandonato: gli insediamenti sulle montagne, non solo in alta montagna. Un patrimonio grande per dimensioni, anche se molto frammentato; grande per espressioni di culture autentiche.

Se l’attrazione esercitata dal modello produttivo industriale ha favorito l’abbandono della montagna, ha anche consentito di superare condizioni di vita non accettabili. L’attuale condizione di incertezza, nel prefigurare un nuovo modello di sviluppo, è di stimolo per riscoprire risorse prima trascurate: costruzioni, coltivazioni, alimentazione.

In questi anni di lavoro, incontri, sopralluoghi si è visto nel patrimonio montano una risorsa non più utilizzata, e soprattutto una esperienza di cultura materiale, da studiare, perché potrebbe essere di grande utilità per prefigurare un nuovo modello di sviluppo: non un arretramento ma una evoluzione per condizioni vita oggettivamente migliori.

La cultura montana tradizionale era fondata sul saper sopravvivere con quanto disponibile: questo è un fondamento dell’equilibrio ecologico, da cui trarre insegnamento, che però, sino a qualche anno fa, era reputato semmai buono per i “paesi in via di sviluppo”. Oggi è sempre piú evidente che dovremo in fretta anche noi imparare nuovamente a basarci sulle risorse utilizzabili in modo sostenibile.

In montagna devono tornare attività produttive: le persone che potranno portare nuove attività dovranno essere molto preparate, dovranno essere in grado di confrontarsi, comunque, con il modello attuale, in crisi ma ancora attivo, e fare crescere una diversa consapevolezza, di ciascuno, rispetto ad un modello non fondato sui consumi.

Ora per un’Amministrazione che voglia apparire attenta al territorio montano, e la Regione Piemonte lo vuole essere, è necessario perseguire alcuni obiettivi indiscutibili:

− formulare norme specifiche adattate al contesto montano, per certi versi estremo, giustificate anche dalla condizione di marginalità. Queste dovrebbero favorire il ritorno della vita e delle attività. Tra queste norme alcune avrebbero come oggetto il patrimonio edilizio tradizionale ritenuto degno di tutela;

− coniugare identità e accoglienza. La cultura popolare del passato è stata dimenticata e, spesso, negata a causa della sua povertà economica. L’identità locale va ricostruita riscoprendo valori culturali tradizionali autentici, da aggiornare in valori autentici attuali, e aggregando le persone attraverso azioni di sensibilizzazione e diffusione. Valorizzare l’identità non significa indisponibilità ad accogliere chi, condividendo gli stessi valori, sia desideroso di vivere in montagna. Non sempre queste persone avranno origine locale;  potranno essere giovani, magari laureati, che non condividono il modello di  sviluppo della “pianura”, e cercano nuove condizioni di vita. Si osserva che in gruppi non piccoli e vivaci l’identità locale è interpretata in modo piú aperto all’innovazione che non dove le strutture sociali si sentano minacciate;

− conservare gli insediamenti storici: dal punto di vista fisico, come documento tangibile della civiltà contadina; dal punto di vista socioeconomico, per continuare la presenza di attività umana. Senza, ovviamente, riprodurre quelle condizioni originarie esito di strutture sociali oggi improponibili, e che

hanno facilitato lo spopolamento nei decenni passati. Rivitalizzare i villaggi di montagna trova una delle motivazioni piú profonde nella crisi del modello industriale di sviluppo, senza la quale essi sarebbero probabilmente destinati a trasformarsi, nella migliore delle eventualità, in agglomerati di seconde case;

− riconoscere il valore del paesaggio come bene comune. “Il paesaggio inteso come patrimonio culturale risulta dalla prolungata interazione nelle diverse società tra l’uomo, la natura, l’ambiente fisico.

La conservazione del patrimonio culturale deve essere parte integrante della pianificazione e del

processo di gestione della comunità, e deve quindi contribuire allo sviluppo sostenibile, qualitativo, economico e sociale della comunità” (Carta di Cracovia). Dovrebbero essere realizzate azioni per rendere percepibile il valore del paesaggio, come patrimonio della comunità, di cui tutti devono prendersi cura. L’esito non devono essere ulteriori vincoli che limitino l’azione degli abitanti, ma una presa di coscienza collettiva;

− in occasione della redazione dei piani regolatori, stabilire perimetri di insediamenti storici e classificare, all’interno di tali perimetri, gli edifici esistenti. Queste sono le aree da considerare in maniera unitaria, e per le quali il riconoscimento di valore storico-culturale motiva l’applicazione di regole specifiche e lo svolgimento per iniziativa pubblica di analisi preliminari. L’attribuzione di un edificio o di una borgata ad una classe tutelata non dovrebbe essere percepito come un gravame ma come il riconoscimento di un valore, e della possibilità di usufruire di regole specifiche  e di supporti (servizi di accompagnamento tecnico)1. In altri termini, l’essere riconosciuto come bene architettonico pone l’edificio in un’altra categoria di vincoli, dove il dettaglio del progetto può sopperire al rispetto letterale delle norme attuali, genericamente vigenti sul territorio, e dovrebbe facilitare l’iniziativa dei singoli proprietari. Lo studio del territorio, la documentazione, il rilievo delle borgate antiche sono alla base della definizione delle aree soggette a queste norme e supporti ad hoc.

Ma in particolare vorrei portare alla vostra attenzione uno spunto: è importante riportare attività produttive in montagna. Consentire l’insediamento di attività produttive oltre a quelle residenziali e di accoglienza turistica e ristorazione.

Tali attività produttive non possono e non devono essere predefinite; le analisi e le  indicazioni di vincolo dovranno essere relazionate alle attività produttive possibili o prevedibili, comprendendo sia quelle tradizionali quali ad esempio allevamento, produzione di formaggi, utilizzo dei boschi, attività artigianali (falegnameria, lavorazione della pietra etc.), sia attività nuove anche tecnologicamente avanzate (per molte attività contemporanee la localizzazione è relativamente ininfluente, è necessaria però una connessione telematica veloce).

Maggiore autonomia territoriale potrebbe significare piú flessibilità nel rispetto della normativa esistente, o norme ad hoc per aziende di dimensione molto diversa da quelle della pianura. In questo modo si potrebbero aiutare imprese piccole, famigliari che lavorano sulla qualità e non la quantità, utilizzando materiali locali e mantenendo in vita le tradizioni e i luoghi stessi.

Proprio questa vocazione ha la Misura 322 inserita del Piano di Sviluppo Rurale. L’Azione ha come obiettivo la rivitalizzazione delle borgate montane piemontesi attraverso la realizzazione di interventi integrati miranti al sostegno delle attività, già esercitate o da avviarsi, nell’ambito delle borgate oggetto di intervento nonché al recupero (architettonico e funzionale) delle strutture ed infrastrutture singole e collettive presenti nelle stesse.

L’Azione, che complessivamente ha una dotazione finanziaria (spesa pubblica: FEASR + Stato + Regione) pari a 40.897.850,00 Euro, condurrà alla selezione e successiva realizzazione di, indicativamente, 30 “programmi integrati di intervento” volti al recupero ed allo sviluppo di altrettante borgate montane.

La montagna insomma così come la vede la Regione Piemonte può essere considerata come un laboratorio di un modello di sviluppo alternativo, dove sperimentare scelte consapevoli, nel rispetto di indirizzi condivisi:

− conservazione e recupero delle borgate antiche come limitazione al consumo e all’urbanizzazione del territorio;

− autonomia rispetto ad alimenti ed energia: produzione e consumo in loco;

− attivazione di filiere corte nel settore alimentare, edilizio;

− massima efficienza degli edifici nel captare, conservare e impiegare energia, acqua e materiali;

− materiali e attività a basso impatto sulla salute umana e sull’ambiente;

− valorizzazione della cultura del lavoro manuale. I contadini e gli artigiani del futuro saranno laureati;

− nuova organizzazione del lavoro: piú lavori stagionali, lavori con meno spostamenti (telelavoro, da casa), lavori intellettuali abbinati a lavori manuali (coltivazione dell’orto);

− creazione di una rete di borghi fuori dal sistema economico dominante che possono proporre i propri prodotti in modo sistemico e in questo modo avere una maggiore visibilità.

Claudia Porchietto

luglio 7, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, ,
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INTERVENTO INAUGURAZIONE MODULO CARGO THALES ALENIA SPACE

La consegna della primo modulo Cargo Pressurizzato a Torino rappresenta il simbolo che i tempi stanno cambiando e che si sta rivoluzionando il modo di intendere lo Spazio. I nuovi programmi Nasa infatti stanno tentando di portare un maggiore impatto commerciale al volo spaziale umano ottenendo che l’industria privata sviluppi nuovi vettori e veicoli invece di portare avanti tali progetti per proprio conto. Questa scelta non può che essere salutata positivamente dalla Regione Piemonte perché significa distribuire sul territorio le ricadute degli investimenti aerospaziali: un modo di operare fondamentale in un momento di crisi quale quello attuale.

Proprio a tale proposito Desidero ringraziare in particolare l’ing. Quaglino e tutto lo staff di Thales Alenia Space per l’invito alla manifestazione di oggi che celebra un altro importante successo delle competenze tecnologiche ed industriali di Torino nel campo della produzione dei sistemi destinati all’esplorazione e alla ricerca scientifica nello spazio.

Il risultato di oggi è particolarmente significativo perché si colloca nell’ambito della tradizione industriale, ormai centenaria, del distretto aerospaziale piemontese e sottolinea come il sistema Piemonte sia in grado di vincere sfide tecnologiche internazionali come quelle legate alla realizzazione del sistema di trasporto spaziale Cygnus.

Il contributo del Piemonte per la sostituzione dello Space Shuttle nelle missioni di rifornimento alla Stazione Spaziale Internazionale costituisce una tappa del percorso di costruzione di competenze professionali specifiche in ambito spaziale che ha registrato nel tempo il continuo impegno delle istituzioni regionali ed in particolare della Regione Piemonte a supporto del sistema della ricerca e del tessuto industriale radicato sul nostro territorio.

A questo proposito intendo ricordare il lavoro delle istituzioni nel Distretto Aerospaziale del Piemonte che ha portato alla realizzazione del progetto di ricerca STEPS per lo sviluppo di tecnologie per l’esplorazione spaziale con un impegno complessivo di oltre 17 Milioni di Euro tra investimenti pubblici e privati.

Un impegno finanziario ed industriale che proseguirà nei prossimi anni con la seconda fase di sviluppo del distretto attraverso nuovi investimenti della Regione Piemonte e con il quale intendiamo incrementare la competitività del sistema Piemonte rispetto ai grandi programmi spaziali come Cygnus e a quelli che porteranno l’uomo sulla Luna e su Marte.

Torino che oggi ha il piacere di salutare il successo della collaborazione tra Thales Alenia Space Italia, NASA e Orbital Science Corporation attende le prossime sfide che porteranno i risultati del lavoro del Piemonte nello spazio.

E’ un dato di fatto, infatti, che nonostante la congiuntura sfavorevole su un campione di imprese socie del Distretto Aerospaziale Lombardo si sia registrato tra il 2006 e il 2010 un aumento di 1.000 addetti, con incrementi percentuali sui livelli occupazionali intorno al 12%. Non solo, il 35% delle assunzioni ha riguardato laureati. A questi numeri va poi aggiunto che mediamente una quota del 12% del fatturato delle imprese del Distretto viene destinato alla ricerca, con ricadute anche su altri settori manifatturieri. In Piemonte ‘l’andamento’ economico e occupazionale del comparto è similare anche se è assolutamente necessario che la politica si applichi per una maggiore semplificazione burocratica e un’attenzione sempre maggiore negli investimenti da parte del ministero della Ricerca e della stessa Regione in questo settore.

È inoltre da non sottovalutare l’aspetto formativo: è indispensabile contribuire a costruire un sistema generale permanente di ricerca e di analisi per il monitoraggio e la rilevazione dei fabbisogni professionali e formativi nel settore aerospaziale che consenta di fornire indicazioni precise sull’anticipazione dei fabbisogni quali/quantitativi di professionalità nel settore considerato. Sicuramente l’istituzione di un ITS specializzato nell’Aerospazio va in questa direzione, ma sono ancora molteplici i passi da fare insieme per ottenere le migliori ricadute per il nostro territorio.

Grazie!

Claudia Porchietto

* Assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale

maggio 27, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, , , ,
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INTERVENTO CONVEGNO “Ho bisogno di più tempo… parliamone”

In Italia sono sempre di più i bambini che nascono prematuri e questo dipende da vari fattori. In primis dall’aumento dell’età media della mamma, ma anche dal sempre maggiore ricorso alla fecondazione assistita. Proprio per tale ragione la Regione Piemonte non ha avuto dubbi ad aderire all’iniziativa proposta dalla Cisl Piemonte e dalla Piccoli Passi Piemonte.

Avviare una politica per la famiglia fondata su incentivi economici, una maggiore flessibilità nei congedi di maternità/paternità e un aumento esponenziale della disponibilità di posti negli asili nido a tariffe sostenibili – tutte misure che in altri Paesi hanno consentito di raggiungere, già in brevissimi tempi, un tasso di natalità a livelli decisamente superiori rispetto alla media europea – oggi è più che mai necessario in modo da garantire alle donne italiane la libertà di scegliere quanti figli mettere al mondo e mettendole nelle migliori condizioni per equilibrare aspirazioni professionali e vita familiare.

Come ben sottolineato dagli organizzatori dell’evento giacciano ormai da troppo tempo depositate in Parlamento diverse leggi inerenti ai diritti delle lavoratrici, prima tra tutte quella recante  “Disposizioni in materia di tutela della maternità e sostegno alla natalità” presentata dal Ministro Meloni. Proprio per tale ragione sono convinta che la predisposizione di un testo normativo sull’argomento da parte della Regione Piemonte potrebbe sicuramente funzionare da stimolo per accelerare i tempi di discussione di una questione che considero quanto mai attuale. Posso quindi annunciare la disponibilità dei miei uffici per predisporre insieme a Voi un testo di legge da presentare al Parlamento da parte del Consiglio Regionale che recepisca le vostre legittime proposte. Un testo che peraltro non farebbe che rendere norma il ”Manifesto dei diritti del bambino nato prematuro”, carta italiana dei diritti dei piccolissimi, presentato proprio in questo mese al Senato della Repubblica.

* Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

maggio 23, 2011 By : cporchietto Category : Interventi Tags:, ,
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