In evidenza

DISOCCUPATI E LA STRADA VERSO IL NULLA – La Stampa – (L. Ricolfi)

Fra i Paesi con cui di solito ci compariamo, solo la Germania sta meglio di noi, con il suo 4,8% di giovani disoccupati. Da dove salta fuori l’idea che «un giovane su tre è senza lavoro»? Deriva dal fatto che, anziché prendere come base il numero totale di giovani, si prende il numero di giovani «attivi» sul mercato del lavoro (occupati o in cerca di lavoro), che in Italia sono appena il 25% del totale, mentre in Paesi come la Germania o il Regno Unito sono più del doppio. Poi, nel fare i titoli su giornali e televisioni, ci si «dimentica» che si sta parlando di una minoranza attiva (1 giovane su 4), e si parla del tasso di disoccupazione giovanile come se descrivesse la condizione dei giovani in generale, anziché quella dei giovani che hanno scelto di lavorare.

E qui veniamo alla seconda verità che, a quanto pare, non incontra il favore dei media. L’anomalia dell’Italia non è che i suoi giovani non trovano lavoro, ma il fatto che non lo cercano. Fortunatamente non sono presidente del Consiglio, e quindi non sarò costretto a smentire quella che – detta da un politico – suonerebbe come una tremenda gaffe, ma che invece è la pura verità: nel confronto internazionale i nostri giovani si distaccano da quelli della maggior parte dei Paesi avanzati non certo perché più colpiti dalla tragedia della disoccupazione, ma precisamente per la ragione opposta: perché ritardano enormemente il loro ingresso nel mercato del lavoro. Nei Paesi normali ci si laurea intorno ai 22-23 anni, e si comincia a lavorare relativamente presto, spesso contribuendo al bilancio familiare e alle spese dell’istruzione, che non sono basse come da noi. In Italia ci si laurea tardi, spesso in prossimità dei 30 anni, e si comincia la ricerca di un lavoro a un’età in cui negli altri Paesi si è accumulata una cospicua esperienza professionale. E quel che è ancora più drammatico è che, nonostante la loro relativa assenza dal mercato del lavoro, i giovani italiani sono molto indietro nei livelli di apprendimento già a 15 anni (vedi i risultati dei test Pisa), e hanno maggiori difficoltà a conseguire una laurea, per quanto a lungo ci provino. E infatti la gioventù italiana un primato ce l’ha: è quello del numero di giovani perfettamente inattivi, in quanto non lavorano, né studiano, né stanno apprendendo un mestiere (sono i cosiddetti Neet: Not in Education, Employment or Training).

Questo, sfortunatamente, è lo scenario sul quale si sta aprendo la discussione sul mercato del lavoro. Uno scenario di cui i giovani non sono direttamente responsabili, perché – come ha giustamente osservato Antonio Polito qualche giorno fa sul Corriere della Sera – se le cose sono arrivate a questo punto lo si deve innanzitutto «a noi, la generazione dei baby boomer, la prima generazione ad aver disobbedito ai padri e la prima ad aver obbedito ai figli».

Siamo noi che, con i nostri partiti e sindacati, abbiamo edificato un sistema per garantire il lavoro, l’inamovibilità, la pensione ai più organizzati fra noi stessi. Siamo noi che, nella scuola e nell’università, abbiamo permesso che si abbassasse drammaticamente l’asticella del livello degli studi, trasformando istituzioni un tempo funzionanti in vere e proprie fabbriche di ignoranza. E siamo sempre noi che, nella famiglia, «invece di fare i genitori ci siamo trasformati a poco a poco nei sindacalisti della nostra prole, sempre pronti a batterci perché venga loro spianata la strada verso il nulla» (sono sempre parole di Polito).

Ed eccoci al punto. Io spero e confido che il governo Monti non perda per strada la determinazione che finora lo ha indotto a promettere una vera riforma del mercato del lavoro. Ma nessuna riforma cambierà davvero le cose se anche noi, tutti noi, giovani e adulti, non ci renderemo conto che un intero modo di pensare, un’intera mentalità tipica del nostro Paese è giunta al capolinea. Continuare come in passato non è più possibile. Far credere ai giovani che potranno godere degli stessi privilegi della nostra generazione significa solo prolungare l’inganno che ci ha condotto alla situazione attuale. Una situazione retta da un patto scellerato fra due generazioni: la generazione dei padri e delle madri, iperprotettiva e per nulla esigente, e la generazione dei figli, spensierata finché l’età e le risorse familiari glielo consentono, e disperata quando deve cominciare a marciare sulle proprie gambe.

Il mercato del lavoro italiano, da decenni diviso fra garantiti e non garantiti, è il luogo nel quale il patto scellerato ha preso forma e si è cristallizzato. Di quel patto scellerato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non è il tassello principale, ma solo il simbolo. Farlo lentamente evaporare non potrà produrre né le devastazioni previste dai sindacati, né la crescita immaginata dagli imprenditori. E tuttavia non toccarlo per niente, oltre a mandare un segnale negativo ai mercati, rischierebbe di rimandare ancora una volta il momento in cui finalmente – cominceremo a fare un vero bilancio e ad affrontare a viso aperto i nostri figli.

I quali hanno tutto il diritto di entrare in un mercato del lavoro più dinamico e più equo, in cui ci siano più opportunità e l’inamovibilità dei padri non sia pagata dalla precarietà dei figli. Ma hanno anche il diritto di sapere quel che finora gli abbiamo nascosto: che studiare sotto casa, poco, male, e irragionevolmente a lungo conforta le loro mamme ma non spiana loro alcuna strada.

di Luca Ricolfi – La Stampa – 5 febbraio 2012

febbraio 7, 2012 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:,
0 Comment

Intervista al ministro Sacconi – “Sì alle liberalizzazioni ma c’è poco su energia, tlc e trasporto pubblico”"

La nota del governo dice che con queste liberalizzazioni il Pil potrebbe crescere dell’ 11%, i consumi dell’ 8 e i salari reali del 12. Condivide? «Noi appoggeremo il pacchetto liberalizzazioni e la riserva che esprimiamo si riferisce più a ciò che manca. La costruzione di mercati liberi ed efficienti nel nostro Paese richiede ancora altro», risponde l’ ex ministro del Welfare Maurizio Sacconi. «C’ è stata – aggiunge – un po’ di demagogia, una bolla mediatica. Ricordo che queste liberalizzazioni erano state largamente anticipate dal pacchetto di agosto. Qui siamo in presenza del completamento di percorsi già avviati».

In quali settori il governo avrebbe dovuto fare di più? «C’ è stata timidezza nell’ affrontare energia, telecomunicazioni, trasporto pubblico e sistema creditizio». Sosterrete il decreto così com’ è o presenterete emendamenti? Monti dice: «Sconsiglio di fare variazioni che dovessero far venir meno la logica d’ insieme». «Ripeto, appoggeremo questo pacchetto, anche se ci saranno degli emendamenti a margine. Il punto però è che non possiamo imbrogliarci con la propaganda…».

Che cosa intende? «Nel 2012 c’ è una grande incognita, che rimane la conquista o meno della stabilità della moneta. Manca lo scambio perfetto tra unione fiscale, messa in comune delle politiche di bilancio, e vero meccanismo di stabilità. Il fondo monetario europeo ha infatti due limiti: i tempi e i modi di decisione, che non garantiscono tempestività, e la finitezza delle risorse. Il tema lievita nel dibattito europeo. In Francia è al centro della campagna elettorale e interessa la gran parte dei Paesi dell’ Unione, consapevoli che un’ Europa baltica è destinata a non essere sostenibile».

Basta il lavorio diplomatico di Monti?

«Deve cercare alleanze affinché la germanizzazione venga almeno in parte corretta».

In quali sedi Roma può fare sentire la sua voce? «Il dibattito parlamentare della prossima settimana sarà un passaggio importante. Da esso dovrà emergere un mandato chiaro al governo affinché cerchi e costruisca alleanze per correggere la prospettiva baltica. Ciò non significa attenuare la disciplina di bilancio, significa anzi incoraggiarla e sostenerla con lo strumento che da tempo invochiamo e la cui mancanza determina le pressioni speculative nei mercati finanziari, e cioè una banca centrale come hanno tutte le altre monete».

E in Italia, quali sono le urgenze che il governo deve affrontare?

«Sostituire le tasse con i tagli di spesa. Il 2012 è l’ anno decisivo per attuare il federalismo fiscale: si devono definire i costi standard della salute e i fabbisogni standard dei Comuni, per ricondurre a controllo quel terzo della spesa pubblica di Regioni e autonomie locali, consentendo di ridurre molte addizionali. C’ è poi un terzo aspetto…».

Quale? «Il ruolo delle banche nei confronti delle industrie. Le banche devono essere portate al centro dell’ attenzione politico-istituzionale nelle loro esigenze di stabilità, di capitalizzazione e nei loro doveri di sostegno all’ internazionalizzazione e all’ innovazione delle nostre imprese manifatturiere. Gli istituti creditizi, negli ultimi anni, hanno cercato utili facili attraverso forti concentrazioni di rischio sostenendo operatori immobiliari e finanziari. Oggi, invece, devono essere ricondotti al primario servizio nei confronti delle imprese manifatturiere».

Come si riesce a ricondurle a questo scopo? «Con la ricapitalizzazione anche ad opera delle fondazioni, che garantiscono la proprietà italiana e il radicamento nei territori, e con il monitoraggio periferico e centrale».

Chi dovrebbe monitorare, se già la funzione di vigilanza è svolta dalla Banca d’ Italia? «Ricordo che il nostro Governo, anche attraverso un ” liquidity day “, aveva attivato sia un tavolo nazionale con banche e imprese sia la raccolta di segnalazioni dei comportamenti anomali attraverso le prefetture. Non dimentichiamo che le banche, recentemente, hanno potuto disporre di finanziamenti agevolatissimi da parte della Bce che solo in poca misura sono stati trasferiti alle imprese. C’ è, infine, un quarto aspetto: la produttività del lavoro».

Con quali strumenti si può stimolare? «Attuando le richieste giunte da tutte le istituzioni, come la Bce, l’ Unione europea, il Fondo monetario, che indicano come priorità le riforme del lavoro».

Come giudica il tavolo sul mercato del lavoro che si apre domani? «L’ ascolto è doveroso nei confronti delle parti sociali. Mi consenta a questo proposito una riflessione che riguarda anche le liberalizzazioni: la capacità riformista consiste nel realizzare un percorso di cambiamento motivando a praticarlo i diretti interessati, cioè coloro che sono costretti a cambiare. Nella vicenda delle liberalizzazioni parziali non sempre questa capacità c’ è stata. Ora dobbiamo conciliare l’ ascolto con la decisione. Non ci possono essere zone franche, argomenti di cui è vietato discutere, tanto più se sono nell’ agenda concordata con l’ Europa».

Che impressione ha? «Il governo è apparso sin qui incerto e, forse, diviso nel suo seno. Attento a mediare tra le diverse opinioni nella sinistra. Ma tra poco dovrà decidere. E noi lo appoggeremo quanto più si conformerà alle indicazioni europee».

Il ministro Passera ha annunciato il blocco del beauty contest per le frequenze tv, cosa che per Mediaset è «una sospensione di legalità». «Faccia il governo una proposta subito, non tra tre mesi. Così avremo modo di vedere se c’ è onestà intellettuale, a partire dalla certezza delle regole, ancor più necessaria per gli operatori minori che hanno fatto investimenti».

Da Il Corriere della Sera di Lorenzo Fuccaro

gennaio 25, 2012 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, , , ,
0 Comment

La Corte dei Conti: “Bresso ha nascosto il debito in bilancio” – CronacaQui – (A. Gatta)

Cliccare sull’immagine per ingrandire

dicembre 29, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, ,
0 Comment

Auguri a tutti quanti di buone feste

Cliccare sull’immagine per ingrandire

dicembre 22, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza 0 Comment

Lettera del Sindaco di Sauze D’Oulx: “non possiamo diventare la Valle del NoTav”

Ricevo e pubblico, condividendo.

Claudia Porchietto

Ciao,

gli effetti negativi della protesta NO TAV hanno già dato  pessimi frutti, come penso tutti abbiate constatato in questo primo
ponte della Stagione Invernale 2011-12.  Sabato a Sauze, c’era il pienone sulle piste da sci, domenica, invece,  quando si è parlato di possibili ulteriori problemi e blocchi, sulle  piste quasi nessuno,gran parte dei turisti, se ne sono andato sabato  sera o domenica mattina presto!!

Il danno economico, sia per gli operatori commerciali,maestri di sci,  che per albergatori e società impianti è davvero insopportabile!!
Adesso si parla di ulteriori manifestazioni il 24, vigilia di Natale. Ieri ferrovia bloccata a Bussoleno…treni TGV in tilt! Se la protesta continua cosi’, con continui blocchi e grande visibilità  per il mondo NO TAV sui media nazionali ed esteri, io , non per essere  come sempre pessimista, ma la vedo proprio male!

Stiam diventando la Valle del NO TAV, dell’AMIANTO, etc.etc! Io riterrei opportuno che i Sindaci dell’ALTA VALLE concordassero una
qualche azione , d’intesa con le associazioni di categopria (CONSORZI,  FEDERALBERGHI,ASCOM,SCUOLE SCI etc.etc) per chiedere il rispetto del  Nostro lavoro, del mondo dell’industria turismo,dell’occupazione che  l’Alta Valle offre, per il ritorno fiscale che diamo tutti insieme a  Stato e Regione!

Se ci mettessimo noi , sulla ferrovia a bloccare i treni, quando in  settimana quando il popolo NO TAV deve andare a lavorare cosa
succederebbe???? o sull’autostrada in bassa valle???  Penso che , senza giungere ad estremismi che non sono nostri, almeno una
conferenza stampa congiunta amministratori ed operatori, invitando TUTTI  I MEDIA NAZIONALi ci dovrebbe stare!!! io personalmente richiederei una maggiore fermezza da parte anche delle Forze di Polizia. Se io fermo un  treno, mi arrestano per interruzione di pubblico servizio….se loro  fermano treni ed autostrada, invece, la tolleranza è massima!!
Se non facessimo nulla, penso che gli abitanti dell’Alta Valle avrebbero  tutte le ragioni per prendersela anche con noi.

Io sono a disposizione

Ciao a tutti
Mauro Meneguzzi
Sindaco di Sauze d’Oulx

dicembre 21, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, ,
0 Comment

Porchietto consiglia la lettura di “Ma noi abbiamo continuato a fare” scritto da Adriano Moraglio

Cari Amici,

sono a proporVi la lettura di un interessante libro scritto da un noto economista del Sole24Ore, Adriano Moraglio, che mi onoro di avere come amico. Qui di seguito troverete il link per scaricare il suo istant book nel quale penso troverete quella “voglia di fare” che credo deva pervadere i piemontesi in questo momento di crisi.

La scelta di osservare con i propri occhi il tessuto imprenditoriale piemontese mi accomuna fortemente con l’amico Adriano Moraglio. In un momento nel quale la crisi economica sta stringendo nella propria serrata morsa quota parte del sistema produttivo locale era fondamentale compiere una scelta come assessore al Lavoro e alla Formazione Professionale: limitarsi alla gestione delle emergenze contingenti che scoppiano quotidianamente nella nostra regione, oppure dedicare qualitativamente parte del proprio tempo anche per visitare quel tenace gruppo di imprenditori piemontesi che resiste e non si arrende alla congiuntura sfavorevole del momento.

Personalmente ho scelto questa seconda strada cercando, per quanto in mio potere, di supportare le esigenze di chi non solo voleva uscire dalla crisi per non mandare all’aria molte volte l’eredità di intere generazioni, ma anzi rafforzarsi: scommettendo sulla ricerca, l’innovazione e la formazione.

Proprio per tale motivo mi sono riconosciuta immediatamente nell’instant book realizzato da Moraglio: una raccolta di articoli che ha il pregio di tracciare una sorta di ‘road movie’ nel cuore del “Piemonte che non molla”. Un libello che confido possa diventare anche una sorta di vademecum per tutto il settore produttivo piemontese: ispirandolo, grazie all’esempio delle 100 aziende citate, ad osare. È implicito nella storia della nostra regione esprimere grandi eccellenze: solo che, spesso per la riservatezza tipicamente sabauda che caratterizza la nostra classe dirigente e imprenditoriale, non sa comunicarlo all’esterno. Questo scritto giornalistico penso che supplirà a  tale ‘limite’ tutto piemontese e credo servirà d’esempio per far uscire allo scoperto altre decine di nostri imprenditori che fanno da lungo tempo grande il nostro Paese.

Ringrazio chi vrrà leggere il libro e soprattutto Moraglio che mi ha dato la possibilità di renderlo scaricabile sul mio sito.

Buona lettura.

Claudia Porchietto

Cliccare il link qui di seguito pubblicato per scaricare l’istant Book: Ma noi abbiamo continuato a fare – Adriano Moraglio

dicembre 16, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:,
0 Comment

La Regione ha dato il via libera sui requisiti per il commercio di selvaggina

La Giunta regionale ha dato via libera all’approvazione dei “Requisiti” per la commercializzazione di piccoli quantitativi di carni e selvaggina selvatica direttamente dal cacciatore al consumatore finale o ai laboratori annessi agli esercizi di commercio al dettaglio o di somministrazione a livello locale che forniscono direttamente al consumatore e per la commercializzazione delle carni di selvaggina selvatica nei centri di lavorazione della selvaggina”.

Per scaricare la delibera cliccare DGR carni selvaggina (testo completo).

dicembre 15, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:
0 Comment

Il “valore” del denaro sbarca nelle scuole

Cari amici,

vorrei presentarVi un’interessante iniziativa (L’impronta economica) nata dalla collaborazione tra Regione Piemonte, la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, il Consorzio Patti Chiari e l’Ufficio Scolastico Regionale del Piemonte. L’obiettivo è portare all’interno del mondo della scuola una prima riflessione sul “valore” del denaro e sulla necessità di gestirlo responsabilmente per sè stessi e per la comunità.

Gli incontri sono stati organizzati in tre moduli “Kids, junior e teens” in modo da tarare i temi trattati in base alla maturità degli allievi che parteciperanno. Si parlerà del valore del denaro e del guadagno; l’utilizzo consapevole deui soldi e il risparmio, la banca e i sistemi di pagamento,  il flusso del denaro, la famiglia e la banca, la finanza, l’etica finanziaria, il sovraindebitamento e l’impresa con il suo business plan.

Tutte le informazioni dell’iniziativa è disponibile sul sito www.economiascuola.it.

Un saluto.

Claudia Porchietto

dicembre 6, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, , , , , ,
0 Comment

Il senatore Sacconi a Torino puntando al popolarismo europeo

Erano duecento le persone che hanno affollato, venerdì scorso, la sala Convegni dell’Hotel Ambasciatori di Torino per la presentazione del libro del senatore Maurizio Sacconi: “Ai liberi e forti”.

Un successo di pubblico ma ancora di più di contenuti, in quanto nelle parole dell’ex Ministro del Lavoro, come hanno avuto modo di sottolineare i leader regionali del Popolo della Libertà, Enzo Ghigo e Agostino Ghiglia,  si percepisce come il Pdl sia vivo e i suoi più eccellenti protagonisti stiano lavorando su una piattaforma di contenuti condivisa per il suo rilancio.

“Ai Liberi e Forti” consiste  in un vero e proprio manifesto politico nel quale il senatore Sacconi, rievocando il celebre e sempre attuale appello “ai liberi e forti” a “cooperare ai fini superiori della Patria senza pregiudizi né preconcetti” pronunciato da don Luigi Sturzo (scritto che segna la nascita del Partito Popolare italiano) si pone come obiettivo di invitare la società civile laica e credente a riunirsi nuovamente in un partito dalla matrice popolare, nel caso di Sacconi europeista.

Il libello si incentra su tre principali direttrici: questione etico/valoriale, necessità di una visione della politica anche di lungo periodo e indispensabilità di una revisione della forma politica dello Stato.

Nel libro si comprende fortemente la scommessa che Sacconi compie sul futuro dell’Italia. Una scommessa legata all’amore per il nostro Paese: alla sua concretezza, alle sua capacità di creare eccellenza e soprattutto ad un sub strato morale connaturato nei valori della tradizione italiano. Qualità che il senatore però non rintraccia nel mondo politico ma nella società civile, in tutte le sue articolazioni.

Nella presentazione di Sacconi, nella prima parte del libro, in una sorta di tributo ai 150anni di Unità d’Italia, riesce a tratteggiare in modo unico e completo la storia nazionale, partendo dalle sue radici lontane (cristiane e romane) per arrivare velocemente ad una serie di pillole sulla storia moderna della nostra nazione. Una storia che, per una volta, viene raccontata non dall’intelligentia di sinistra, con tutte le imposizioni ideologiche che ne conseguono, ma che invece trova voce in un’esponente del centrodestra. Sacconi la riassume in quattro momenti fondamentali:

1)      Il Fascismo e la Resistenza: focalizzando l’attenzione in particolare sulla Costituzione e sui suoi pregi e limiti. Pregi che si legano all’attualità dei temi in essa trattati e nella capacità di sintesi dei sentimenti profondi del popolo italiano rappresentati dalle istanze di Dc, Psi, Pc.

2) La Ricostruzione: vista come nuovo momento dei Liberi e Forti: nella quale la capacità di sintonia riemerge con forza e conduce l’Italia al benessere.

3) Gli anni ’70 ’80 e ‘90: Un racconto che passa dal tentativo fallito di Giolitti di conciliare politica e società, il progetto gramsciano di occupazione delle case editrici, delle accademie e della magistratura, l’atrofia delle relazioni industriali  fino alla parentesi del Craxismo, una parentesi che si chiude con la fine della Prima Repubblica (molto forte l’idea espressa della “capacità del Pci di usare armi improprie pur di evitare il giudizio della storia”).

4) Il Berlusconismo: che Sacconi racchiude in 5 grandi intuizioni del Cavaliere. a) Iniziativa diplomatica: in particolare con accordi legati al mutamento dello scacchiere geopolitica (v. Russia). b) Affermazione della società sul partito. c) Necessità di una riforma istituzionale complessiva. d) Una disciplina di bilancio contro il partito della spesa. e) Dimension pubblica dei valori e dei temi etici.

Dopo tale excursus storico Sacconi affronta un’attenta analisi sui problemi atavici del Paese che lo  rendono Paese ad un bivio (un europeismo non maturo, un debito pubblico smodato, un Mezzogiorno zavorra del Nord, una giustizia ingiusta che allontana gli investimenti, un forte potere dissolutore). Un’analisi però non pessimista visto che inserisce sempre quale contro altare le grandi positività italiane.

Infine chiude con il manifesto vero e proprio: “Dove vogliamo andare?”. Richiama in particolare l’universalismo legato inevitabilmente con la cultura cristiana; il carattere sociale e solidale che è insito nella famiglia italiana media; l’autocritica delle scienze laddove esistano temi etici; la presenza di una laicità adulta. Inoltre enuclea l’idea tutta berlusconiana di “Meno stato, migliore Stato”, il tentativo di creare un nuovo patto sociale che trovi il suo momento più alto nel federalismo fiscale (e quindi in una evoluzione della selezione della classe dirigente locale).

Molto interessante la parte legata all’educazione che Sacconi vede fortemente legata al recupero del lavoro manuale e ad una formazione che si svolga durante tutto il corso della vita avvicinando anche le persone più avanti negli anni alle nuove tecnologie.

L’auspicio finale evocato da Sacconi è oltre alla creazione di una nuova formazione politica che nasca dal basso (dalle organizzazioni sociali e dalle coalizioni di scopo), è stata un’Italia che riscopra il valore dell’unità nei valori forti della famiglia e del lavoro.

dicembre 5, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, , ,
0 Comment

Convegno commemorazione Tragedia ThyssenKrupp, 5 dicembre, Centro Incontri Regione Piemonte – ore 9,30

Il convegno, organizzato da Regione Piemonte e Sicurezza e Lavoro, si inserisce nella seconda edizione della “Settimana della Sicurezza” (dal 2 all’11 dicembre 2011) promossa da Sicurezza e Lavoro in occasione del quarto anniversario del rogo ThyssenKrupp (6 dicembre 2007), in cui persero la vita sette operai.
A due mesi dal crollo della palazzina nel centro di Barletta (3 ottobre 2011), in cui morirono quattro operaie che lavoravano in nero e una ragazzina di 14 anni, si parlerà di salute e  sicurezza in tempo di crisi. Si tratta di costi da eliminare o di investimenti?

Nel convegno si parlerà di: problematicità ed esempi virtuosi in Torino e Piemonte; rimozione dell’amianto nelle scuole; processo Eternit; sentenza ThyssenKrupp; attività di prevenzione, informazione e formazione nelle scuole e nelle aziende; e altro ancora.

Dopo i saluti istituzionali (Regione Piemonte, Provincia di Torino, Città di Torino), si aprirà l’incontro, moderato da Massimiliano Quirico, direttore del periodico “Sicurezza e Lavoro”.
Seguiranno gli interventi ‘politici’ degli assessori al Lavoro dei tre Enti e gli interventi ‘tecnici’ (Prefettura, Procura della Repubblica, Inail, Anmil, Asl To1, Api Torino e altri), intervallati da testimonianze di familiari di vittime di infortuni sul lavoro e malattie professionali, ex lavoratori, rappresentanti di associazioni impegnate nella promozione della cultura della sicurezza.

Studenti e docenti di scuole torinesi (Valdocco, Agnelli, Rebaudengo, Itis Grassi e altre) interverranno per porre domande e confrontarsi con i relatori. Ci saranno rappresentanti di numerose associazioni italiane: ThyssenKrupp Torino, Molino Cordero di Fossano (CN), vittime amianto da Casale Monferrato (AL) e altri Comuni, associazione Il mondo che vorrei, Comitato Matteo Valenti da
Viareggio (LU), vittime strage ferroviaria di Viareggio (LU) del 29 giugno 2009, minatori sardi, Cit Turin, ecc.

Verrà distribuito il nuovo numero di “Sicurezza e Lavoro (novembre-dicembre 2011) e ci sarà la presentazione della mostra “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e malattie professionali in Italia” (testi e fotogra! e su grandi pannelli formato 80x200cm e cinque video “Sicurezza si può”), realizzata da Sicurezza e Lavoro e Regione Piemonte, in collaborazione con Inail Piemonte, Museo Nazionale del Cinema, CinemAmbiente.

Claudia Porchietto – Assessore al Lavoro e Formazione Professionale

Massimiliano Quirico – Direttore Sicurezza e Lavoro

dicembre 2, 2011 By : cporchietto Category : In evidenza Tags:, ,
0 Comment