Il governatore sul verdetto: «Non ho dubbi, la legge è chiara ed è dalla mia parte»
(La Stampa 14/07/10) LUCIANO BORGHESAN – TORINO
La notizia della sentenza del Tar l’ha ricevuta all’1 e 13, a casa. Poi una telefonata dopo l’altra, con il suo più fidato collaboratore Fabio Grosso, con l’alleato numero 1, Enzo Ghigo, con l’amica e assessore Elena Maccanti, si confronta con tanti e la voce che più ascolta è quella del capo, di Umberto Bossi. Passa dei quarti d’ora al telefono con il Senatur, mentre i dirigenti piemontesi del Carroccio fanno la coda al cellulare. Si deve decidere la linea da tenere, e tutti gli altri possono attendere… cellulari roventi
Alle 2 Roberto Cota si fa vivo con il primo commento: «Ricorso a Consiglio di Stato. Seguendo la legge il risultato è chiaro. Premesso che per la sentenza c’è il ricorso al Consiglio di Stato, che faremo, e premesso che devo ancora leggere tutto con attenzione, io ho vinto le elezioni proprio per i voti dati al Presidente, che si attribuiscono in diversi modi, con voto congiunto e con voto disgiunto, in base a quanto prevede la legge. Proprio seguendo la legge il risultato è chiaro». Ha appreso il responso a Novara, all’1 e 13, dopo una serata trascorsa a Torino, alla festa del Pdl, in corso Telesio, e poi a Venaria, acclamato dai suoi sostenitori. Sorpresa, stupore oltre che amarezza dopo il verdetto che non si aspettavano: «Non capiamo perché si debbano ricontare addirittura i voti di Scanderebech», commenta a sua volta Maccanti.
«Io le elezioni le ho già vinte!», aveva ripetuto il ritornello con convinzione da quando era stata ventilata l’ipotesi dei ricorsi contro la sua elezione a presidente della Regione Piemonte: e questo leit motiv era proseguito fino a notte fonda per il governatore leghista, novarese, 42 anni compiuti martedì scorso e festeggiati con una torta tagliata assieme con Enzo Ghigo, il coordinatore regionale del Pdl. Cota confidava e confida sul «suo» risultato, su uno dei due voti che vennero messi sulla scheda del 28 e 29 marzo scorsi. L’altra croce dei cittadini era per i partiti, quindi se eventualmente si deve intervenire su qualcuno era sui consensi di quel gruppo: «Non sui miei voti». Il governatore l’aveva detto anche alla recente celebrazione dei 40 anni della Regione, al teatro Carignano, davanti agli ex presidenti di giunta e del consiglio regionale: «Il voto è così netto, chiaro …».
Ieri sera, alle 18,30, a poche ore dal verdetto del Tribunale amministrativo regionale, alla Festa del Pdl a Parella, una borgata popolare, alla semiperiferia della città, Cota ha ancora manifestato fiducia: «Sono tranquillo», ha detto davanti a oltre quattrocento simpatizzanti invitando tutti a ben sperare. Con Ghigo, gli assessori Claudia Porchietto, Alberto Circio, William Casoni, Caterina Ferrero, ha elencato le cose fatte per «il Piemonte che si rialza» in «100 giorni di governo regionale del centrodestra». Gli aiuti per gli artigiani ai quali ha promesso di intervenire sul ritardo dei pagamenti. Temi e slogan del dibattito sono da campagna elettorale, comunque a doppio uso, e cioè anche per chi vuole e può – anche per il Tar – continuare a governare.
Le dimissioni di Roberto Rosso da vicepresidente della giunta? Poco più di un temporale estivo, più tuono che pioggia, per il popolo delle Libertà. Sui tavoli della festa spiccano molti libri con il faccione dell’ex presidente del centrosinistra: «I peggiori sprechi della giunta Bresso», un libro scritto a otto mani, di cui due sono dell’organizzatore della Festa, Gian Luca Vignale, 41 anni, ex An, consigliere regionale del Pdl dal 2005, già presidente della Circoscrizione 4ª Parella. «Questa è la festa dei record – commenta -, per presenze e calore». Calore che si è aggiunto al caldo dell’attesa e dei 32 gradi. Tanti gli incitamenti: Cota e la coalizione di centrodestra in questi primi mesi di lavoro hanno saputo tessere rapporti con categorie e territori che torneranno proficui.